Catania, aereo a 12 metri dal mare: l’errore dei piloti e il disorientamento spaziale

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Una dimenticanza nella procedura, unita a un probabile e insidioso fenomeno di disorientamento spaziale, hanno creato la combinazione perfetta per una tragedia che, per un soffio, non si è consumata. Sono questi gli elementi centrali che emergono dalla relazione preliminare pubblicata dall’Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo, la quale ha inquadrato l’accaduto come un “grave inconveniente”. L’episodio, che ha dell’incredibile per la sua dinamica e per l’esito miracolosamente evitato, risale alla notte del 20 settembre, quando l’Airbus A320 della Air Arabia Maroc, un volo di posizionamento diretto ad Amman senza passeggeri a bordo, ha vissuto quei lunghi secondi di brivido subito dopo il decollo da Fontanarossa.

La sequenza degli eventi

Alle 23:57 ora locale, il velivolo, che aveva appena spiccato il volo, ha iniziato a perdere quota in modo preoccupante sopra la superficie del mare. I dati, che l’ANSV ha analizzato con la consueta meticolosità, rivelano una situazione ancor più critica di quanto inizialmente stimato: l’aereo è sceso fino a una quota di soli 12 metri, un’altezza risicatissima, sfrecciando a una velocità prossima ai 500 chilometri orari. È in quel frangente, mentre la massa scura dell’acqua si avvicinava a vista d’occhio, che si è attivato ripetutamente l’allarme del Ground Proximity Warning System, il sistema che avvisa dell’eccessiva vicinanza al suolo, con il suo messaggio sonoro e lampeggiante di “pull up”.

Le ipotesi tecniche e l’errore umano

L’indagine di sicurezza, che non ha carattere punitivo ma è finalizzata a prevenire il ripetersi di simili eventi, sta esaminando ogni aspetto. Tra i primi a essere messi sotto la lente d’ingrandimento vi è la mancata selezione dei pannelli di controllo dei flap, un elemento meccanico fondamentale per il mantenimento della portanza e della traiettoria in fase di decollo. Questa omissione, da sola, non spiega però l’intera sequenza; gli investigatori, infatti, stanno valutando con attenzione la possibilità che i piloti abbiano sperimentato un “disorientamento spaziale”, una condizione pericolosa in cui, specialmente di notte e in assenza di un orizzonte visibile chiaro, si perde la corretta percezione dell’assetto del velivolo rispetto al terreno.

Il quadro complessivo dell’incidente

Quello che ne risulta è un quadro in cui fattori tecnici e umani si intrecciano, delineando una catena di eventi che ha portato il mezzo a un passo dalla catastrofe. L’ANSV, com’è sua consuetudine, proseguirà le analisi per ricostruire con precisione millimetrica ogni parametro di volo e ogni azione intrapresa nell’abitacolo. L’obiettivo, com’è ovvio, è quello di trarre insegnamenti da quanto accaduto, affinché un simile rischio non si ripresenti in futuro, garantendo che gli standard di sicurezza, già elevati, vengano costantemente raffinati sulla base di esperienze concrete, seppur fortunate come in questo caso.

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