Meloni convoca la filiera del vino: "Difendere le eccellenze italiane è priorità"
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Redazione Interno
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Mentre l’ombra dei dazi statunitensi al 15% si allunga sul settore vitivinicolo italiano, con l’entrata in vigore prevista tra appena due giorni, il governo ha deciso di intervenire con un piano straordinario per tutelare un’eccellenza che, come ha sottolineato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, «non può essere sostituita da produzioni locali». L’incontro, tenutosi ieri a palazzo Chigi alla presenza dei ministri Francesco Lollobrigida (Agricoltura) e Adolfo Urso (Made in Italy), ha riunito i rappresentanti della filiera per definire una strategia condivisa, a partire dalla necessità di riequilibrare l’offerta rispetto alla domanda.
«Dobbiamo spiegare ai nostri amici americani», ha affermato Meloni, «che alcuni prodotti, come il nostro vino, sono irripetibili». Un messaggio diretto all’amministrazione Trump, che nei giorni scorsi ha confermato l’intenzione di applicare tariffe aggiuntive su una serie di beni europei, compresi quelli enologici. Sebbene non sia ancora chiaro quali denominazioni saranno effettivamente colpite, la preoccupazione è tangibile: il mercato statunitense assorbe oltre un quarto dell’export italiano del settore, con un giro d’affari di oltre 2 miliardi di euro annui.
A incidere sulla situazione, però, non sono solo i dazi. Come ha evidenziato Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, «il vero rischio è lo squilibrio tra produzione e vendite». La proposta avanzata durante l’incontro punta a una riduzione selettiva delle quantità, con ogni territorio chiamato a regolare la coltivazione in base alle esigenze del mercato. «Se l’offerta supera la domanda», ha aggiunto Cotarella, «il sistema è destinato a crollare». Un monito che riflette le criticità emerse negli ultimi anni, tra surplus di invenduti e calo dei consumi in alcuni Paesi tradizionalmente importatori.




