Il silenzio dei piloti Yamaha a Buriram e la montagna di trenta secondi da scalare
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Redazione Sport
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È un avvio di campionato che non ha precedenti nella storia recente del marchio, quello che Yamaha sta vivendo in questo Gran Premio della Thailandia, e i numeri, del resto, parlano con una chiarezza a cui è difficile opporsi. La decisione, presa dalla dirigenza al termine delle qualifiche e confermata per la domenica di gara, di imporre il silenzio stampa ai propri piloti rappresenta forse la fotografia più nitida della situazione di difficoltà in cui versa la casa di Iwata. Fabio Quartararo, Alex Rins, e i due portacolori del team Pramac, Toprak Razgatlioglu e Jack Miller, non hanno incontrato i giornalisti, una circostanza questa che nel paddock della MotoGP ha suscitato più di un sopracciglio alzato, considerando che solitamente sono proprio i piloti a dover raccontare le proprie sensazioni al termine di ogni sessione. Al loro posto, come riportato da più fonti, è intervenuto Paolo Pavesio, direttore generale di Yamaha, per spiegare, o quantomeno provare a contestualizzare, il momento no della M1 motorizzata V4.
La rivoluzione tecnica, con l'abbandono del storico quattro cilindri in linea per abbracciare la configurazione a V ormai adottata da tutti gli altri costruttori, è un progetto che era stato pianificato da tempo, con un esordio anticipato da alcuni gettoni di presenza nella passata stagione. Eppure, se i test prestagionali avevano già sollevato qualche perplessità, l'esordio ufficiale sul circuito di Buriram ha confermato i timori peggiori: i quattro piloti Yamaha hanno concluso la gara sprint e il gran premio nelle ultime posizioni, con Quartararo quattordicesimo e staccato di oltre trenta secondi dal vincitore, Marco Bezzecchi. Un divario, questo, che Pavesio stesso ha definito, con una metafora efficace, una “montagna di trenta secondi” da scalare, ammettendo implicitamente che la strada per tornare competitivi sarà in salita. Ma se il manager può e deve mostrarsi fiducioso, pur parlando di un “sacrificio consapevole” fatto in ottica futura, più complessa appare la gestione dell'umore in casa Yamaha.
L’amara presa di coscienza di Fabio Quartararo e i problemi irrisolti del motore
Fabio Quartararo, campione del mondo del 2021, non ha nascosto il proprio scetticismo, seppur con la diplomazia richiesta dal ruolo, prima che scattasse il silenzio imposto dalla casa. Il francese, che in inverno aveva ammesso di aver gestito il peso in vista della nuova stagione, ha dovuto fare i conti con una realtà ben diversa dalle aspettative. Già al venerdì, dopo aver chiuso sedicesimo le prove, aveva dichiarato di essere stato probabilmente troppo ottimista riguardo al potenziale della nuova moto, aggiungendo di non voler esagerare nelle critiche perché la sua immagine, per lui, riveste un'importanza fondamentale. Un equilibrio precario, il suo, tra la frustrazione per una moto che non gli permette di esprimersi e la necessità di non bruciare i ponti con un progetto in cui, suo malgrado, è ancora profondamente coinvolto.
Dopo la gara sprint, chiusa in sedicesima posizione, Quartararo è apparso fatalista, quasi rassegnato: non c'è nulla da fare per la domenica, ha lasciato intendere, lamentando non solo la mancanza di prestazione pura del motore V4, ma anche una partenza disastrosa che l'ha subito relegato in fondo al gruppo. Il problema, per lui, non è solo la velocità di punta, deficitaria come confermato dai dati, ma anche l'incapacità di guidare come vorrebbe quando si trova nel vivo del gruppo. Nelle traiettorie pulite, da solo in pista, il potenziale emerge; nel traffico, invece, il suo stile di guida, basato sulla percorrenza in curva, va in crisi perché non riesce a sfruttare le traiettorie ideali e si trova costantemente a dover adattare la sua guida a quella degli altri, perdendo così il suo vantaggio principale. Il divario cronometrico, in ogni caso, è impietoso: un secondo e mezzo al giro dai migliori, una distanza siderale che non lascia spazio a interpretazioni.
La strategia comunicativa di Pavesio e le sfide tecniche del nuovo corso
La scelta di silenziare i piloti, una mossa piuttosto inusuale in un ambiente come quello del Motomondiale dove la comunicazione è continua e spesso filtrata, è stata giustificata da Pavesio come un atto di responsabilità e di protezione del team. In un momento in cui i piloti, comprensibilmente, potrebbero lasciarsi andare a dichiarazioni dettate dalla frustrazione, la dirigenza ha preferito centralizzare il messaggio, presentando un fronte unito e coeso. L'obiettivo dichiarato è quello di difendere il progetto e l'azienda, sottolineando che, nonostante i risultati deludenti, il lavoro prosegue e l'impegno non viene meno. Pavesio ha respinto al mittente le voci di una presunta frattura con la sede giapponese, anzi, ha voluto sottolineare come la recente visita del presidente in persona a Buriram fosse proprio un segnale di sostegno e di condivisione del percorso intrapreso.
Dal punto di vista tecnico, il nuovo motore V4, sviluppato in collaborazione tra Giappone e Italia con il contributo di un ingegnere esterno, rappresenta un cambiamento epocale per Yamaha. Max Bartolini, figura chiave nel progetto, ha spiegato come la scelta di passare al V4 sia stata quasi obbligata per allinearsi agli standard degli altri costruttori, ma abbia comportato delle difficoltà non previste, a partire dalla diversa gestione termica e dei consumi. Il 2026, in quest'ottica, è stato definito quasi come un anno di apprendistato, una stagione per gettare le basi in vista del 2027, quando entrerà in vigore il nuovo regolamento con motori da 850cc. Questo spiega, almeno in parte, perché gli aggiornamenti significativi non siano attesi prima del Gran Premio di Francia a Le Mans. La “montagna” da scalare, dunque, non è fatta solo di secondi da recuperare in pista, ma anche di conoscenze da acquisire e di un'intera filosofia costruttiva da rivoluzionare.




