L’attacco dell’Iran ai data center di Amazon nel Golfo e il nuovo fronte della guerra ibrida
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Prima dell’alba del 1° marzo 2026, alcuni droni iraniani Shahed – quelli stessi che hanno costellato i cieli ucraini con la loro sinistra sagoma alata – hanno centrato due data center di Amazon Web Services negli Emirati Arabi Uniti, senza che le difese aeree locali riuscissero a intercettarli tutti. Un terzo centro commerciale, situato in Bahrein, è stato colpito quasi contestualmente, sebbene gli analisti militari interpellati dalle agenzie non abbiano ancora chiarito se quell’obiettivo fosse intenzionale o semplicemente un danno collaterale dell’operazione. La scelta di Teheran di passare dalle minacce verbali ai fatti concreti contro le infrastrutture digitali occidentali, come aveva già preannunciato in diverse occasioni pubbliche, segna una svolta nelle dinamiche del conflitto medio-orientale: non più solo petroliere, basi militari o impianti nucleari, ma i silos virtuali dove le multinazionali tecnologiche conservano i dati di milioni di utenti.
Oracle e l’incidente di Dubai: tra danni lievi e smentite ufficiali
Lo stesso giorno, sempre nella regione del Golfo, anche un edificio che ospita gli uffici della società tecnologica statunitense Oracle a Dubai Internet City è stato danneggiato. Le autorità di Dubai hanno poi dichiarato – in una nota diffusa sabato 4 aprile 2026 – che la struttura ha subito solo danni lievi alla facciata a causa della caduta di detriti provenienti da un proiettile iraniano intercettato in volo. «Le autorità confermano di aver gestito un incidente di lieve entità causato dalla caduta di detriti derivanti da un’intercettazione aerea», si legge nella comunicazione ufficiale. Il governo di Abu Dhabi e le stesse autorità di Dubai hanno inoltre smentito categoricamente che l’attacco a Oracle possa considerarsi riuscito, contrariamente a quanto riportato dal Times of India, che citava fonti anonime dei Guardiani della Rivoluzione iraniana. Di fatto, mentre Amazon Web Services incassa due colpi diretti negli Emirati, la vicenda di Oracle resta avvolta in una zona grigia tra la propaganda bellica e la resilienza delle difese emiratine.
Dalla benzina al cloud: l’allarme di Codici sui rischi per i consumatori
L’associazione Codici ha immediatamente messo in relazione questi attacchi con un cambiamento profondo della natura stessa del conflitto: non più soltanto un’impennata dei prezzi dei carburanti – che già da settimane tiene in scacco le economie occidentali – ma una vera e propria estensione della guerra alle infrastrutture digitali. «Dalla benzina al cloud, la guerra colpisce anche i servizi digitali», è il giudizio dell’associazione, che sottolinea come questi episodi rappresentino un segnale estremamente preoccupante di un’evoluzione verso forme di guerra ibrida. I rischi, a cascata, potrebbero presto tradursi in disservizi per i pagamenti elettronici, interruzioni di servizi online e, infine, nuovi costi aggiuntivi per i consumatori finali, che nessuno si azzarda ancora a quantificare. L’associazione non fornisce dati, ma lancia un monito implicito a chi gestisce la sicurezza nazionale dei paesi del Golfo e a chi, come Trump – tornato presidente degli Stati Uniti – deve ora decidere se e come rispondere a un’aggressione che colpisce colossi americani su suolo alleato.
Gli interrogativi aperti sulla strategia iraniana e sull’effettiva vulnerabilità dei data center
Resta da capire se l’Iran abbia deliberatamente scelto obiettivi civili – seppur strategici – o se questi attacchi facciano parte di una più ampia rappresaglia per le recenti operazioni israeliane contro i suoi siti nucleari. Quel che è certo, sulla base dei soli fatti accertati, è che i droni Shahed hanno dimostrato di poter raggiungere e colpire con precisione strutture informatiche critiche negli Emirati, un paese fin qui considerato un’oasi di stabilità digitale. Né Amazon né Oracle hanno ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali sull’entità dei danni ai server né sull’eventuale perdita di dati. Gli analisti, intanto, si interrogano su un paradosso: mentre le potenze occidentali hanno speso miliardi per proteggere i propri impianti energetici, i data center – cuore pulsante dell’economia contemporanea – sono rimasti esposti a minacce asimmetriche per le quali nemmeno la difesa aerea di Dubai è risultata impenetrabile.




