Trento prima negli screening oncologici, i dati Gimbe sulle adesioni in Italia
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Redazione Salute
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Gli screening oncologici in Italia hanno registrato nel 2024 forti differenze territoriali, con Trento al primo posto per adesione ai programmi gratuiti e Bolzano tra le realtà più indietro. Il dato emerge dal nuovo report della Fondazione Gimbe, basato sulle informazioni dell’Osservatorio nazionale screening, che evidenzia come oltre 7,6 milioni di persone appartenenti alla popolazione target siano rimaste fuori dai percorsi organizzati di prevenzione dei tumori della mammella, della cervice uterina e del colon-retto. La mancata partecipazione riguarda il 54% della popolazione invitata e rappresenta un elemento centrale nel quadro della diagnosi precoce.
I programmi di screening oncologico hanno l’obiettivo di individuare un tumore o le alterazioni da cui può svilupparsi nel tempo, attraverso attività sistematiche basate su evidenze scientifiche. Il fattore tempo è considerato fondamentale nella lotta contro i tumori, perché la diagnosi precoce consente di intercettare la malattia o i suoi precursori prima della comparsa di condizioni più avanzate. Nel 2024, però, più della metà delle persone chiamate dal Servizio sanitario nazionale non ha aderito oppure non è stata raggiunta dai programmi organizzati, lasciando scoperta una parte significativa della popolazione prevista.
I dati Gimbe sulle mancate adesioni agli screening oncologici
Secondo l’analisi della Fondazione Gimbe, nel 2024 oltre 14 milioni di italiani sono stati invitati a partecipare agli screening organizzati per la prevenzione del tumore della mammella, del colon-retto e della cervice uterina. Di questi, più di 7,5 milioni di persone non hanno risposto alla chiamata, rinunciando alla possibilità di effettuare controlli gratuiti dedicati alla diagnosi precoce. Il report evidenzia che la mancata adesione non è distribuita in modo uniforme sul territorio nazionale, ma riflette differenze significative tra le diverse aree del Paese.
Il Mezzogiorno risulta particolarmente coinvolto dal fenomeno delle basse adesioni, mentre alcune province mostrano risultati migliori. Trento emerge come il territorio con le migliori performance negli screening oncologici, mentre Bolzano registra una posizione più arretrata. Le differenze territoriali rappresentano uno degli aspetti principali evidenziati dal rapporto, perché incidono sulla capacità dei programmi organizzati di raggiungere la popolazione destinataria degli inviti e di intercettare tempestivamente eventuali tumori o lesioni precancerose.
Oltre 50 mila tumori e lesioni precancerose non intercettati
La Fondazione Gimbe stima che la quota di persone rimaste fuori dagli screening nel 2024 corrisponda a oltre 50.300 tumori e lesioni precancerose che potrebbero non essere stati individuati attraverso i programmi organizzati. Il dato riguarda i tre principali percorsi di prevenzione oncologica dedicati alla popolazione target e viene collegato alle difficoltà ancora presenti nell’adesione ai controlli. L’analisi sottolinea quindi il peso delle mancate partecipazioni rispetto all’efficacia degli strumenti disponibili per la diagnosi anticipata.
“Aderenze ancora troppo basse e profonde diseguaglianze territoriali – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe – compromettono l’efficacia dello strumento più idoneo per individuare precocemente tumori e lesioni precancerose”. Il report dell’Osservatorio nazionale screening, rilanciato dalla Fondazione Gimbe, mette così in evidenza il divario tra la disponibilità dei programmi gratuiti e il numero di persone che riescono effettivamente ad accedervi o scelgono di partecipare.




