Il piccolo Francesco muore a 14 mesi, la corsa tra gli ospedali di San Daniele e Udine non basta a salvarlo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un malore improvviso, manifestatosi nella giornata di domenica con sintomi che a un primo sguardo apparivano riconducibili a quelli di una sindrome influenzale di quelle che, con l'arrivo della primavera, colpiscono tanti bambini, si è trasformato nel giro di poche ore in una tragedia inenarrabile che ha spezzato una giovane vita e gettato nello sconforto due regioni. Francesco Tommasini, un bimbo di appena quattordici mesi, è morto nella notte tra lunedì e martedì all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine, dov’era stato trasferito d’urgenza dopo che le sue condizioni, inizialmente giudicate gestibili, avevano subito un improvviso e drammatico peggioramento. Il primo accesso in ospedale, avvenuto al pronto soccorso di San Daniele del Friuli, non lasciava presagire l’epilogo che si sarebbe consumato poche ore più tardi, quando il cuore del piccolo ha cessato di battere intorno all’una.

L’allarme dei genitori e il trasferimento nel capoluogo friulano

Erano stati il papà e la mamma, figure molto note nell’ambiente rugbistico regionale e non solo, a lanciare l’allarme, preoccupati dalla febbre alta che non accennava a scendere e da un’inappetenza persistente che indeboliva il loro bambino. Fino a domenica, Francesco, che viveva con la famiglia a Vivaro, in provincia di Pordenone, godendo di un legame fortissimo anche con il Trevigiano, e in particolare con Villorba, era sempre stato in salute, rendendo ancora più inaspettato e fulmineo il decorso della malattia. Dopo la prima valutazione nell’ospedale di San Daniele, struttura che garantisce un’assistenza pediatrica d’urgenza h24, i sanitari, di fronte a un repentino aggravarsi del quadro clinico, hanno disposto il trasferimento immediato verso il reparto di pediatria dell’ospedale udinese, un centro di riferimento per l’intera area.

L’ombra del mistero sulle cause del decesso e il dolore del mondo del rugby

Nonostante la tempestività della corsa in ambulanza e l’intervento dei medici del Santa Maria della Misericordia, che hanno subito preso in carico il piccolo tentando ogni manovra per stabilizzarlo, per Francesco non c’è stato nulla da fare. Un silenzio carico di dolore e di domande avvolge ora le circostanze di questa morte che ha dell’incredibile. Sono in corso, come inevitabile che sia in questi casi, approfondimenti clinici per stabilire l’esatta eziologia del malore; gli accertamenti, condotti dai sanitari, dovranno chiarire cosa si celasse dietro quei sintomi iniziali tanto ingannevoli e quale patologia, fulminante, abbia portato via un bambino di appena un anno in poche ore. Il dramma ha scosso profondamente non solo la comunità di Vivaro, ma si è esteso a macchia d’olio fino a raggiungere Villorba e Majano, paesi dove la famiglia è conosciutissima e stimata.

Il padre, Ilario, vanta un passato da giocatore nelle compagini rugbistiche di Udine e Pordenone e ha successivamente intrapreso la carriera di allenatore, guidando il Villorba, squadra in cui ha militato anche la madre del piccolo, Elisa, campionessa italiana con la stessa formazione nel 2019. Un mondo, quello della palla ovale, che oggi si stringe attorno a loro, sgomento di fronte a una perdita che supera ogni logica sportiva o terrena, lasciando un vuoto incolmabile che neppure la forza di un intero movimento sportivo potrà mai colmare. Il sindaco di Villorba ha già espresso il cordoglio dell’amministrazione, definendo il dolore “inimmaginabile” e offrendo sostegno alla famiglia in questo momento di strazio.

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