Atalanta, la notte del miracolo. Juve, applausi e amarezza
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
La notte europea regalava all’Italia due facce, opposte e complementari, di quell’eterno dilemma che è il calcio: da una parte la ragione, dall’altra il sentimento. A Bergamo, la ragione voleva una rimonta proibitiva, un due a zero da ribaltare contro un Borussia Dortmund giovane e arrabbiato, e invece il sentimento ha preso il sopravvento, trascinando la Dea laddove pochi, forse nessuno nello spogliatoio a parte loro stessi, avrebbero scommesso di vederla arrivare. Dall’altro lato, a Torino, succedeva il paradosso inverso: la ragione imponeva alla Juventus di credere nell’impresa, di ribaltare quel pesantissimo cinque a due subito all’andata in Turchia, ma alla fine è stato il cuore, un cuore enorme e ostinato, a dettare legge, regalando novanta minuti e un supplementare di pura epica, prima che la porta si chiudesse definitivamente in faccia ai bianconeri.
Da Bergamo agli ottavi: il sigillo di Samardzic allo scadere
Se c’è un luogo dove l’impossibile sembra ogni volta un po’ più possibile, quello è il Gewiss Stadium. L’Atalanta di Raffaele Palladino ne ha fornita l’ennesima, luminosa riprova, spazzando via il Borussia Dortmund con un quattro a uno che profuma di leggenda. I nerazzurri, trascinati da un avvio forsennato, trovavano il varco giusto già dopo cinque minuti: Bernasconi sgusciava via sulla sinistra e confezionava il cross per il tap-in vincente di Scamacca, un gol che aveva il sapore della speranza più che della certezza. Poi, allo scadere della prima frazione, Zappacosta lasciava partire un destro dal limite che, sporcato da Bensebaini, si infilava alle spalle di Kobel, riportando la sfida in perfetta parità. Nella ripresa, la squadra di Palladino alzava ulteriormente il baricentro e Pasalic, di testa, firmava il sorpasso complessivo, quello che valeva il tre a zero serale. Ma il Dortmund, ferito nell’orgoglio, trovava la forza per reagire e Adeyemi, con un sinistro a giro, sembrava condannare tutti ai supplementari. Sembrava, appunto. Perché all’ultimo respiro, al novantottesimo minuto, un fallo da rigore – con conseguente espulsione – trasformava Samardzic nell’eroe della notte: il suo mancino preciso valeva il quattro a uno e la qualificazione, regalando alla Dea un posto tra Arsenal e Bayern Monaco agli ottavi di finale -2-7-10.
L’Olimpico e il doppio impegno: la fatica di domenica
L’entusiasmo per l’impresa, però, dovrà fare i conti con il conto alla rovescia che porta alla prossima, delicatissima giornata di campionato. Domenica pomeriggio, l’Atalanta sarà attesa a Reggio Emilia dal Sassuolo di mister Grosso, una squadra in uno stato di forma semplicemente strabiliante, capace di inanellare risultati utili consecutivi e di proporsi con un calcio veloce e aggressivo. I neroverdi non saranno certo un ostacolo semplice da superare, specialmente per una squadra come quella orobica che, dopo aver tirato il collo per novanta minuti più recupero contro i tedeschi, potrebbe pagare dazio dal punto di vista atletico. Lo stesso discorso, se possibile ancora più complesso, vale per la Juventus: i ragazzi di Luciano Spalletti, dopo aver lottato fino all’esaurimento delle forze contro il Galatasaray, scenderanno all’Olimpico per affrontare una Roma in piena corsa per un posto in Europa. I giallorossi, forti del fattore campo e di una rosa profonda, cercheranno di approfittare della stanchezza bianconera per allungare ulteriormente in classifica, magari dilatando a sette punti il divario.
L’epilogo amaro di Torino: l’orgoglio non basta
All’Allianz Stadium, intanto, si consumava un dramma sportivo dal coperto dolceamaro. La Juventus, partita con l’ardire di ribaltare il pesantissimo passivo, costruiva una prestazione di rara intensità. Locatelli, dal dischetto, firmava il gol che riaccendeva la fiammella, e nonostante l’espulsione di Kelly a inizio ripresa – un colpo durissimo che avrebbe fiaccato chiunque – la squadra trovava la forza per reagire. Gatti e McKennie, con due colpi di testa, confezionavano il tre a zero che rimetteva tutto in discussione e faceva sognare il miracolo sportivo. Ma nel supplementare, quando la stanchezza e l’inferiorità numerica si facevano sentire, ecco che Osimhen, l’ex di turno, si trasformava nel carnefice: una sua zampata spegneva le speranze bianconere, prima del gol di Yilmaz che fissava il risultato sul tre a due per i padroni di casa, non sufficiente però per ribaltare il cinque a due dell’andata. Per i turchi, che tornano agli ottavi dopo dodici anni, sarà ora sfida con Liverpool o Tottenham -1-7.
I conti in casa Inter e la pista norvegese per il Bologna
La notte di Champions, però, non racconta solo di imprese e cuori spezzati. Sulle pagine dei quotidiani sportivi, campeggia anche un’analisi economica che riguarda l’Inter, con quei sessanta milioni di euro bruciati in operazioni di mercato che non hanno sortito gli effetti sperati, un tema caldo per le finanze nerazzurre e per i piani futuri della dirigenza. E poi c’è un filo scandinavo che sembra legarsi al Bologna, con gli emiliani che, forti della loro stagione positiva, guardano con interesse a un altro profilo norvegese, segno di una strategia di mercato volta a scovare talenti in terre lontane. Intanto, a Napoli, Antonio Conte ritrova Anguissa, un tassello fondamentale per il centrocampo azzurro, in vista del rush finale di un campionato che, al netto delle coppe, riserva ancora tante, tantissime pagine da scrivere.




