Morte dopo inseguimento a Senigallia, disposta l’autopsia sul corpo del 35enne ucraino
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Redazione Interno
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La Procura di Ancona ha ufficialmente avviato le indagini e disposto l'esame autoptico sul corpo dell'uomo di 35 anni deceduto domenica mattina all'ospedale di Senigallia, al termine di un inseguimento con i carabinieri che si era concluso con l'utilizzo del taser. L'autopsia, che sarà eseguita nei prossimi giorni, rappresenta il passaggio centrale per fare chiarezza sulle cause del decesso, avvenuto poche ore dopo il fermo dell'uomo nella zona di via Raffaello Sanzio.
La salma è attualmente a disposizione dell'autorità giudiziaria, in attesa del conferimento dell'incarico al medico legale che dovrà stabilire se il decesso sia stato determinato da un malore improvviso, come sembrerebbe ipotizzato in un primo momento, oppure se vi siano altri fattori riconducibili all'intervento delle forze dell'ordine.
La dinamica dell'inseguimento e il fermo
La vicenda ha avuto inizio nelle prime ore di domenica, quando una pattuglia dei carabinieri di Senigallia ha intercettato un'autovettura Bmw con targa ucraina che procedeva ad altissima velocità lungo la Statale Adriatica, nella zona di Cesano. Secondo le prime ricostruzioni, l'auto era già stata segnalata per una guida pericolosa: il conducente aveva invaso ripetutamente la corsia opposta, urtato diverse vetture nei pressi di Metaurilia e, giunto a Fano, avrebbe anche puntato alcuni pedoni sul marciapiede, riuscendo a evitarli all'ultimo momento.
All'alt dei militari, l'uomo ha improvvisamente accelerato, dando il via a un inseguimento a tutta velocità che ha attraversato diversi centri abitati prima di concludersi a Senigallia. A un certo punto della fuga, il 35enne ha abbandonato il veicolo in via Raffaello Sanzio e ha proseguito la corsa a piedi, cercando di dileguarsi tra le vie del quartiere; i carabinieri lo hanno rintracciato dopo una breve ricerca e, per bloccarlo, hanno fatto ricorso al taser, lo strumento a impulsi elettrici in dotazione alle forze di polizia.
Il ricovero e il decesso in ospedale
Subito dopo essere stato immobilizzato e messo in sicurezza, l'uomo ha accusato un malore ed è stato trasportato d'urgenza al pronto soccorso dell'ospedale di Senigallia, dove i medici hanno tentato di rianimarlo senza successo. Il decesso è stato dichiarato nella mattinata di domenica 2 agosto, lasciando sgomenti gli operatori sanitari e gli stessi militari che avevano partecipato all'operazione.
La notizia della morte ha scatenato immediatamente un acceso dibattito sulla legittimità e sulle modalità dell'uso del taser, uno strumento che, nonostante sia considerato non letale, può comportare rischi significativi in presenza di particolari condizioni fisiche del soggetto o in concomitanza con l'assunzione di sostanze stupefacenti. Al momento, però, non ci sono elementi ufficiali che confermino la presenza di alcol o droghe nel sangue dell'uomo, né è stato reso noto se soffrisse di patologie pregresse che possano aver contribuito al decesso.
Le indagini della Procura di Ancona
La Procura della Repubblica di Ancona, guidata dal procuratore capo, ha aperto un fascicolo d'indagine per fare piena luce su quanto accaduto, e gli inquirenti hanno già acquisito i primi rapporti redatti dai carabinieri, le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti lungo il tragitto percorso dall'auto e le dichiarazioni dei testimoni oculari che hanno assistito alla folle corsa e al successivo fermo.
L'autopsia, che verrà eseguita nei prossimi giorni presso l'Istituto di Medicina Legale di Ancona, dovrà rispondere a una serie di domande cruciali: se il decesso sia stato provocato direttamente dallo shock elettrico del taser, se sia sopraggiunto un arresto cardiaco dovuto a uno sforzo eccessivo durante la fuga o se, invece, a causare il malore sia stata una patologia preesistente, magari aggravata dallo stato di agitazione e dall'attività fisica intensa.
Gli esperti dovranno anche valutare l'eventuale presenza di traumi cranici o interni riconducibili a cadute o a colluttazioni con i militari, anche se dalle prime informazioni non risulterebbero lesioni evidenti. La Procura ha inoltre disposto il sequestro dell'auto e del taser utilizzato per gli accertamenti tecnici, e si attende il deposito delle consulenze nei prossimi giorni per poter eventualmente ridefinire le accuse a carico di eventuali responsabili.
Il profilo del 35enne e le reazioni delle autorità
Il trentacinquenne, di origini ucraine, non era noto alle forze dell'ordine per precedenti specifici, ma la sua identità è stata comunque verificata attraverso i documenti trovati nell'abitacolo della Bmw, che risultava regolarmente intestata ma con targa estera. Sulla sua presenza in Italia e sulla destinazione del viaggio non sono stati forniti dettagli ufficiali, anche se si ipotizza che stesse percorrendo la statale Adriatica per raggiungere una località delle Marche o dell'Abruzzo.
La procura ha disposto anche il controllo dei tabulati telefonici e degli eventuali contatti effettuati dall'uomo nelle ore precedenti la fuga, per comprendere se vi fossero concause o eventuali complicazioni di natura personale che possano aver innescato la reazione all'alt dei militari.
Nel frattempo, il comando provinciale dei carabinieri ha espresso vicinanza alla famiglia dell'uomo, pur rimarcando la correttezza dell'operato dei propri uomini in una situazione di grave pericolo per l'incolumità pubblica, e ha assicurato la massima collaborazione con la magistratura per chiarire ogni aspetto della vicenda.
L'autopsia sarà quindi decisiva per stabilire con certezza se vi sia un nesso di causalità tra l'uso del taser e il decesso, oppure se la morte sia sopraggiunta per cause naturali indipendenti dall'intervento delle forze dell'ordine, in un caso che ha già sollevato interrogativi sulla necessità di aggiornare i protocolli di intervento in situazioni di estremo stress psicofisico per i soggetti fermati.
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