Previsioni prezzo petrolio e gas naturale: WTI in ripresa sopra i 92 dollari, gas cede sotto i 3 dollari
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Redazione Esteri
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Il prezzo del petrolio greggio WTI ha ripreso leggermente quota, quanto basta per ritornare sopra il livello di 90 dollari e attestarsi attorno ai 92,50 dollari al barile. Nelle prime battute della giornata del 2 ottobre 2026, le quotazioni arretrano marginalmente: il contratto con consegna a novembre cede lo 0,40%, mentre il Brent con scadenza a dicembre viene scambiato a 102,11 dollari con una flessione dello 0,20%.
Il quadro del mercato energetico europeo
Sul fronte del gas naturale, il prezzo è in calo a 73,4 euro al megawattora. Ad Amsterdam, mercato di riferimento per il continente, i contratti Ttf cedono lo 0,75%, in quella che si configura come una nuova giornata di flessione per il benchmark europeo. Il Ttf, punto di scambio virtuale con sede nei Paesi Bassi, rappresenta il principale riferimento per la formazione del prezzo del gas nel Vecchio Continente, utilizzato anche a livello industriale per determinare il costo della materia prima.
Dall'altra parte dell'Atlantico, il gas naturale scambiato al Nymex di New York segna un ribasso dell'1,35%, scivolando a 2,93 dollari per milione di unità termiche britanniche. Il mercato statunitense risente di una pressione da sovrabbondanza dell'offerta, con aspettative di un inverno mite e livelli di stoccaggio superiori alla media quinquennale. Le previsioni meteo fino a metà ottobre indicano temperature vicine alla media storica pluriennale, riducendo il rischio di un improvviso picco della domanda di riscaldamento nel breve periodo.
Tensioni geopolitiche e rialzo del greggio
Il ritorno delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz avrebbe dovuto far scendere il prezzo del greggio, della benzina e del diesel, contenendo l'inflazione e riducendo i costi di finanziamento globali. Ciò non sta accadendo. Nonostante le forze statunitensi abbiano indebolito la presa dell'Iran sulla via navigabile, contribuendo al ritorno delle spedizioni di petrolio ai livelli prebellici, il prezzo di riferimento globale dei futures sul greggio è balzato del 4,4% giovedì primo ottobre, raggiungendo i 102,31 dollari al barile.
Le incertezze sui negoziati per lo Stretto di Hormuz hanno spinto nuovamente verso l'alto il prezzo del petrolio, con il Brent arrivato nell'area dei 107 dollari al barile e il Wti attorno ai 94 dollari nelle contrattazioni del 29 settembre. A complicare il quadro sono le versioni contrastanti sulle trattative.
La scorsa settimana una superpetroliera è stata colpita da un proiettile non identificato mentre attraversava lo Stretto di Hormuz, provocando un incendio a bordo; l'episodio, riportato dall'agenzia semiufficiale iraniana Fars, si è verificato a circa otto chilometri dalla costa dell'Oman.
L'andamento delle quotazioni e le prospettive di breve periodo
Il petrolio WTI, dopo aver toccato i 106 dollari per la prima volta dallo scorso maggio, è tornato a gravitare attorno ai 92 dollari, un livello che gli analisti considerano coerente con un possibile consolidamento. Il gas naturale statunitense, dal canto suo, resta sotto la soglia psicologica dei 3 dollari, con le stime per i contratti di primavera e estate in calo attorno ai 2,70-2,80 dollari per milione di unità termiche britanniche.
Ad Amsterdam i contratti Ttf registrano un calo dello 0,75%, con il prezzo indicato a 73,4 euro al megawattora. Sul mercato di Amsterdam, dunque, i contratti Ttf registrano un calo dello 0,75%, con il prezzo indicato a 73,4 euro al megawattora. Le variazioni del prezzo all'ingrosso sono osservate con attenzione perché possono influenzare, nel tempo, i costi di approvvigionamento lungo la filiera energetica.
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