Meloni, Landini e il gioco delle maschere
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Redazione Interno
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Flashback, tanto per dare un’idea. Correva l’anno 1994, al governo c’era Silvio Berlusconi e la Cgil di Sergio Cofferati, assieme a Cisl e Uil, promosse uno sciopero generale per il 12 ottobre. Era un venerdì, nessuno osò scherzare sulla settimana corta, mezza Italia scese in piazza per bloccare la “controriforma delle pensioni”. Obiettivo raggiunto. Fu il colpo di grazia e, di lì a Natale, l’unto del Signore sarebbe sceso dalle stelle.
Le invettive del sabato
Il sabato è la giornata delle invettive, come dimostrano gli attacchi personali che il vicepremier Antonio Tajani, assieme a Matteo Salvini, ha rivolto a Maurizio Landini, definendolo «festaiolo, viziato e capriccioso» e accusandolo di nutrire mire politiche. La polemica, che ormai travalica la legittima discussione sul diritto di sciopero, assume i toni di una contesa personale, mentre la sinistra fa muro attorno al segretario della Cgil, difendendo la correttezza della protesta indetta.
La strategia del weekend lungo
Ad alimentare le critiche del centrodestra contribuisce un dato, reso noto dalla Lega, secondo il quale nel solo 2025 le sigle sindacali, tra cui la Cgil, avrebbero organizzato ventidue scioperi generali. Di questi, sette sono annunciati tra novembre e dicembre, ma il dato che fa maggiormente discutere è un altro: le forme più radicali di protesta, ovvero diciassette su ventidue, pari a quasi l’ottanta per cento, sono avvenute di venerdì o di lunedì, allungando di fatto il weekend, mentre i restanti si sono tenuti di sabato o in giorni festivi.
Il ritratto del nemico pubblico
Lui ne fa da sempre una firma d’autore, quasi un’ossessione, mostrarsi «più a sinistra» della sinistra, non importa dove sia fissata l’asticella. Loro gli credono, o vogliono crederci, e hanno gioco facile, ma anche interesse, a farne il nemico pubblico numero uno. Maurizio Landini, il quale da mesi non fa dichiarazioni senza innescare la contraerea mediatica di Fratelli d’Italia e di tutto il centrodestra, è sempre più l’uomo nel mirino, diventando un rivale politico, forse più dello stesso presidente del Consiglio, nella contesa per i voti dei centristi.
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