La Fiorentina, salvata dal var, agguanta un pari che sa di miracolo
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Redazione Sport
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Quando, al sessantasettesimo minuto, la palla finisce in rete per quello che potrebbe essere il gol del tre a zero, la partita sembra ormai consegnata a un esito irrevocabile, con la Fiorentina, ultima in classifica e in preda a una crisi senza precedenti, destinata a subire la quarta sconfitta nelle prime quattro gare interne, un fatto che non era mai accaduto nella sua storia. Lo stadio, a quel punto, ribolle di una rabbia sorda e si accende di fischi, mentre la contestazione verso la squadra e la società sembra raggiungere il suo apice, in un clima che si fa via via più esplosivo e difficile da controllare. È proprio in quel momento di massima disperazione, tuttavia, che la partita subisce una svolta imprevedibile: l’azione viene interrotta per una verifica del VAR, il quale rileva un fuorigioco di Orsolini nella fase che ha preceduto il gol, decisione che annulla la marcatura e restituisce ai viola un barlume di speranza, sebbene la loro prestazione fosse, fino a quel frangente, pallida e priva di idee.
Il riscatto nato dalla disperazione
Spinta più da un impeto di orgoglio che da una reale superiorità tattica, la squadra di Pioli, che fino a quel momento aveva mostrato ben poco, inizia una reazione nervosa ma piena di cuore, trovando nel finale di gara l’energia che le era mancata per settanta minuti. È in questa fase di concitazione che l’arbitro La Penna, dopo aver consultato nuovamente l’ausilio video, concede ai viola un calcio di rigore, trasformato con freddezza da Gudmundsson, il cui tiro porta il risultato sull’uno a due e riapre una contesa che sembrava chiusa. Quel gol, inaspettato e liberatorio, cambia completamente l’umore del Franchi, accendendo un’energia nuova nelle gambe dei giocatori in maglia viola e gettando nello sconcerto il Bologna, il quale, dopo aver condotto il match con un certo pragmatismo, sembra improvvisamente smarrire la sua solidità.
L'epilogo al cardiopalma e la rabbia rossoblù
Il pareggio, che arriva addirittura oltre i tre minuti di recupero, è sempre opera di un rigorista, in questo caso Kean, il quale non sbaglia dal dischetto e regala alla Fiorentina un punto che, considerando l’andamento della partita, assume le sembianze di una vera e propria beffa per gli avversari e di un’ancora di salvezza per i padroni di casa. Il Bologna, che dopo le vittorie esterne di Cagliari e Bucarest sembrava poter consolidare una striscia positiva, si vede così sfuggire due punti che aveva praticamente in tasca, complice una gestione poco accorta degli ultimi minuti e le decisioni arbitrali, le quali, come era prevedibile, hanno suscitato un profondo malcontento nella compagine rossoblù, la cui prova, pur non essendo scintillante, era stata sufficientemente cinica da meritare di più.
Un punto che vale molto più di uno
Al di là del risultato finale, che ferma il contatore a un due a due, la partita verrà ricordata per i suoi colpi di scena e per l’impatto decisivo della tecnologia, la quale ha di fatto alterato il corso degli eventi in maniera netta, prima negando il gol del possibile tris e poi sanzionando i falli che hanno portato ai due penalty decisivi. Quello che si è visto al Franchi, in definitiva, è stato uno spettacolo di pura passione e di dramma sportivo, con una Fiorentina che ha agguantato un risultato insperato, attingendo a risorse che credeva di non avere più, e un Bologna che, invece, lascia il campo con l’amaro in bocca per aver sciupato un’occasione d’oro, in un match dove la partita più importante, forse, si è giocata non in campo ma nella stanza del VAR.




