Ue multa 15 case automobilistiche e Acea per accordi sul riciclo dei veicoli

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La Commissione Europea ha inflitto sanzioni per 458 milioni di euro a un gruppo di 15 case automobilistiche e all’Acea, l’Associazione europea dei produttori di auto, per aver partecipato a un cartello illegale nel settore del riciclo dei veicoli a fine vita. L’intesa, durata oltre 15 anni, avrebbe distorto il mercato, limitando la concorrenza e danneggiando sia i demolitori che i consumatori finali.

L’indagine, avviata dopo segnalazioni e verifiche incrociate, ha rivelato che le aziende coinvolte – tra cui alcuni dei maggiori costruttori continentali – si sarebbero coordinate per evitare di sostenere i costi ambientali previsti dalla normativa Ue. In particolare, il cartello avrebbe manipolato i criteri di smaltimento dei veicoli usati, riducendo artificialmente gli oneri a carico dei produttori e trasferendoli di fatto agli operatori del settore.

Le sanzioni, calcolate in base alla gravità e alla durata delle violazioni, riflettono la volontà di Bruxelles di reprimere le pratiche anticoncorrenziali, soprattutto in un’industria cruciale come quella automobilistica. Sebbene alcune aziende abbiano beneficiato di sconti per aver collaborato con gli investigatori, l’entità complessiva della multa sottolinea la portata sistemica degli illeciti.

L’Acea, che rappresenta gli interessi del settore a livello comunitario, è stata ritenuta responsabile di aver agevolato gli incontri tra i produttori, fornendo un contesto istituzionale a negoziati altrimenti clandestini. La Commissione ha evidenziato come tali condotte abbiano pregiudicato lo sviluppo di un mercato del riciclo trasparente, con ripercussioni sull’ambiente e sull’economia circolare.

Non è la prima volta che il settore automobilistico finisce nel mirino dell’antitrust europeo. Già in passato, case costruttrici e componentisti erano stati sanzionati per intese su prezzi e tecnologie. Quest’ultimo caso, però, assume una rilevanza particolare per il suo impatto sulla filiera del recupero dei materiali, un ambito sempre più centrale nelle politiche ambientali dell’Ue.

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