Unicredit e Mef a confronto sull’offerta per Banco Bpm: nodi da sciogliere

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Si è tenuto oggi un incontro tecnico tra i rappresentanti di Unicredit e i funzionari del Ministero dell’Economia e delle Finanze, con l’obiettivo di chiarire alcuni punti controversi legati alle prescrizioni imposte dal governo nell’ambito dell’operazione su Banco Bpm. L’offerta pubblica di scambio (Ops), lanciata dall’istituto guidato da Andrea Orcel, continua a sollevare interrogativi, soprattutto per quanto riguarda le condizioni poste dall’esecutivo, tra cui l’esercizio del golden power e la questione del danish compromise sulla quota di Anima.

Dai verbali dell’assemblea del 27 marzo, emerge che alcuni dei principali azionisti di Unicredit – tra cui BlackRock, Capital Group, Fidelity e Delfin – hanno votato a favore dell’aumento di capitale necessario per finanziare l’operazione. Gli stessi investitori, alcuni dei quali detengono anche partecipazioni in Banco Bpm, entro fine giugno dovranno decidere se aderire all’Ops, a patto che Unicredit confermi l’intenzione di procedere. Un passaggio non scontato, visto che il governo mantiene una posizione rigida sulle condizioni poste, mentre Berlino osserva con attenzione le mosse di Orcel, considerando il crescente peso dell’istituto italiano in Commerzbank.

Intanto, i numeri delle adesioni all’offerta – che si chiuderà il 23 giugno – restano per ora marginali: al 15 maggio sono state presentate 237.674 richieste, pari a appena lo 0,015% del capitale target. Un dato che riflette le incertezze degli investitori, in attesa di chiarimenti sulle prescrizioni governative e sull’effettivo percorso dell’operazione.

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