Energy drink, dal 2027 divieto di vendita agli under 16 in Inghilterra: il governo fissa la data

Energy drink, dal 2027 divieto di vendita agli under 16 in Inghilterra: il governo fissa la data
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il governo britannico ha annunciato l'introduzione di un divieto che, a partire dall'aprile del 2027, renderà illegale la vendita di bevande energetiche ad alto contenuto di caffeina ai minori di 16 anni in Inghilterra. La misura, che deve ancora ottenere il via libera definitivo dal Parlamento, rappresenta un ulteriore tassello nella strategia del governo laburista per tutelare la salute dei più giovani, dopo le recenti proposte in materia di social network, e arriva al termine di una consultazione pubblica che ha visto una schiacciante maggioranza di favorevoli.

L'iniziativa è stata accolta con ampio consenso tra i residenti della Greater Manchester, dove cittadini e commercianti hanno espresso il loro sostegno, pur sollevando anche alcune perplessità sull'efficacia pratica del provvedimento.

Una stretta attesa: i dettagli del provvedimento

La nuova normativa, annunciata dal Dipartimento della Salute e dell'Assistenza Sociale, riguarderà tutte le bevande, escluse tè e caffè, che contengano più di 150 milligrammi di caffeina per litro. Il divieto si applicherà a un'ampia gamma di canali di vendita, inclusi negozi, supermercati, bar, ristoranti, distributori automatici e piattaforme di e-commerce, con l'obiettivo di creare un sistema uniforme e garantire che i minori non possano aggirare il limite. Per i commercianti che non rispetteranno la legge sono previste multe fino a 2.

500 sterline e saranno le autorità locali a vigilare sull'applicazione delle nuove regole. Il provvedimento, che segue una consultazione a cui hanno partecipato circa 1.100 tra imprese, organizzazioni sanitarie e cittadini, mira a ridurre il consumo di queste bevande tra gli adolescenti, un'abitudine che secondo le stime ufficiali riguarda circa 100.000 bambini in Inghilterra e che è più diffusa nelle aree e nelle famiglie svantaggiate.

Il peso delle testimonianze: tra dipendenza e problemi di salute

A dare forza alla richiesta di un intervento deciso sono le testimonianze dirette raccolte tra i residenti, che dipingono un quadro di un consumo ormai radicato tra i giovanissimi e spesso associato a conseguenze preoccupanti.

Barbara Zeonikova, una commessa di 19 anni, ha raccontato di come molti suoi amici non riescano a passare un giorno senza bere una Red Bull o una Monster, esprimendo la convinzione che il divieto possa essere efficace, dato che il consumo va avanti da anni e che, in fin dei conti, se un ragazzo vuole procurarsi la bevanda, lo farà comunque, a meno che non sia lo Stato a impedirglielo.

Ancora più drammatica è la testimonianza di Stephen Seers, 21 anni, che ha paragonato la dipendenza da queste bevande a quella dalla nicotina, spiegando di aver iniziato a berle alle superiori e di esservi rimasto invischiato, seguendo la massa, fino a farci affidamento.

Ma è il racconto di un giovane anonimo, che ha sviluppato un'aritmia cardiaca dopo aver consumato fino a sei lattine di Red Bull al giorno, a evidenziare i rischi per la salute fisica, costringendolo ora a prendere farmaci per regolarizzare il battito cardiaco. Un problema che, se da un lato spinge molti a chiedere un intervento immediato del governo, dall'altro apre scenari complessi.

La pensionata Maureen Adams, pur sostenendo il divieto, ha espresso il timore che i giovani, non potendo più accedere alle bevande energetiche, possano ripiegare su sostanze peggiori come le droghe.

L'impatto sui commercianti e il contesto europeo

Anche dal fronte dei commercianti arriva un sostegno, seppur condizionato. Sam Chaudry, che gestisce un negozio, ha riconosciuto che la misura colpirà i suoi guadagni, visto che molti ragazzi si riforniscono da lui dopo la scuola, ma ha sottolineato come la salute dei giovani sia più importante degli introiti.

Un approccio che si allinea con le preoccupazioni di genitori e insegnanti, e che ha trovato spazio anche nelle dichiarazioni del ministro della Salute Pubblica, Sharon Hodgson, il quale ha ribadito che queste bevande non hanno alcun posto nelle mani dei bambini.

La decisione inglese si inserisce in un contesto europeo frammentato, dove diversi Stati membri hanno già adottato misure restrittive. Lituania e Lettonia sono stati i primi, rispettivamente nel 2014 e nel 2016, a vietare la vendita ai minori di 18 anni, seguiti da Polonia, Romania e, più recentemente, Ungheria e Bulgaria. In altri Paesi, come la Svezia, vige invece un accordo volontario tra i rivenditori che limita la vendita agli under 15.

L'Unione Europea, dal canto suo, non prevede una normativa comune in materia, limitandosi a richiedere un'etichettatura di avvertenza per le bevande ad alto contenuto di caffeina. In Inghilterra, pur in presenza di restrizioni volontarie già adottate da molti grandi rivendicatori, il governo ha ritenuto necessario un intervento legislativo per colmare le lacune e garantire una protezione uniforme a tutti i minori.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.