Fincantieri, dagli Usa arrivano conferme sulle commesse militari

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Fincantieri riceve nuove conferme dagli Stati Uniti sulla possibilità di essere presa in considerazione per la costruzione di navi da guerra americane, mentre Washington apre al contributo di cantieri esteri per accelerare i programmi della Marina. A rafforzare questa prospettiva sono le parole dell’ambasciatore Usa in Italia, Tilman J. Fertitta, che ha sottolineato come il Dipartimento della Difesa e il Segretario della Marina comprendano l’importanza di Fincantieri e il suo peso tra i maggiori costruttori navali al mondo. Le dichiarazioni arrivano in una fase in cui la cantieristica militare statunitense è al centro di un intervento diretto dell’amministrazione Trump, con nuove indicazioni sulla costruzione delle unità e sulla capacità produttiva necessaria per ridurre le attività arretrate.

Fincantieri e la nuova apertura americana ai cantieri esteri

Il passaggio che riguarda più direttamente Fincantieri è contenuto nel memorandum firmato dal presidente statunitense Donald Trump il 13 agosto 2026, intitolato “Rebuilding the United States Navy and America’s Shipbuilding Industrial Base”. Il provvedimento autorizza il ricorso ad appaltatori esteri per la costruzione di unità destinate alla Marina militare americana, introducendo un’apertura che ha alimentato anche polemiche rispetto all’impostazione America First. L’obiettivo indicato è duplice: accelerare la produzione delle nuove navi e smaltire le attività arretrate che pesano sui programmi statunitensi. Il tema assume particolare rilievo in un periodo in cui gli Stati Uniti sono impegnati nella crisi con l’Iran e nel controllo dello Stretto di Hormuz, circostanza che rende ancora più centrale la disponibilità di nuove capacità navali.

Il programma di costruzione delle nuove unità della Us Navy procede infatti con difficoltà e il ricorso a cantieri navali stranieri viene presentato come uno degli strumenti disponibili per sostenere la capacità industriale americana. Un precedente è già stato sperimentato con il memorandum of Understanding sottoscritto nel 2025 con la Finlandia per una serie di rompighiaccio destinati alla Guardia Costiera. In questo scenario Fincantieri si trova tra i gruppi stranieri maggiormente esposti alla nuova apertura, insieme a Hanwa: entrambi sono indicati come i due operatori cantieristici esteri oggi più attivi negli Stati Uniti. La pubblicazione del memorandum ha inoltre spinto verso l’alto i titoli dei due gruppi, mostrando l’attenzione legata alle possibili conseguenze industriali delle decisioni prese dalla Casa Bianca.

Le parole dell’ambasciatore Usa e il ruolo di Fincantieri

Le dichiarazioni di Fertitta aggiungono un elemento preciso al quadro creato dal memorandum presidenziale. Rispondendo all’ipotesi di prendere in considerazione Fincantieri per la costruzione di navi da guerra destinate agli Stati Uniti, l’ambasciatore ha affermato di sapere con certezza che il Dipartimento della Difesa americano comprende l’importanza del gruppo, così come il Segretario della Marina. Fertitta ha inoltre richiamato la dimensione internazionale di Fincantieri, definendola uno dei più grandi costruttori navali al mondo. Le sue parole non descrivono una singola commessa già assegnata, ma confermano l’attenzione americana verso il gruppo italiano proprio mentre Washington modifica il proprio approccio alla capacità produttiva necessaria per sostenere i programmi della Marina.

L’apertura agli operatori esteri si inserisce quindi in una strategia che punta a rafforzare la cantieristica navale statunitense senza limitare il ricorso esclusivamente alla produzione nazionale. Il memorandum firmato da Trump consente di guardare oltre i cantieri americani quando questo può contribuire ad accelerare le consegne e a recuperare gli arretrati. Per Fincantieri, già indicata tra i gruppi stranieri più presenti negli Usa, il nuovo orientamento crea un contesto nel quale le sue capacità produttive possono essere prese in considerazione nei programmi militari americani. La conferma politica e diplomatica arriva dalle parole dell’ambasciatore, che collega direttamente il nome del costruttore navale alla consapevolezza maturata ai vertici del Dipartimento della Difesa e della Marina statunitense.

Trump cambia anche i sistemi della portaerei Doris Miller

Lo stesso memorandum interviene inoltre su alcune scelte tecnologiche previste per la futura portaerei Doris Miller CVN-81. Trump ha disposto la rimozione dell’Electromagnetic Aircraft Launch System, noto come EMALS, chiedendo al Dipartimento della Difesa di sostituirlo con catapulte tradizionali a vapore. Il documento impone anche di rimpiazzare gli Advanced Weapons Elevators con sistemi idraulici, modificando così due componenti previste per la nuova unità. Queste indicazioni fanno parte dello stesso intervento presidenziale dedicato alla ricostruzione della Marina degli Stati Uniti e della base industriale cantieristica americana, nel quale convivono quindi sia decisioni sulle tecnologie da utilizzare sulle nuove navi sia l’apertura al contributo di costruttori esteri per sostenere i programmi in corso.

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