La notte di Donnarumma, tra l'errore sul gol e il miracolo dal dischetto
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
La serata di Champions League al Bernabeu ha consegnato agli archivi una prestazione, quella di Gianluigi Donnarumma, che difficilmente si presta a letture univoche, vivendo il portiere della Nazionale e del Manchester City novanta minuti densi di contraddizioni, nei quali il confine tra la responsabilità diretta e la redenzione personale è apparso più sottile che mai. L'approccio al match dell'estremo difensore, schierato tra i pali da Pep Guardiola nonostante le voci di un mercato che lo vuole seguito con attenzione da mezza Europa, si è infranto contro la concretezza di Federico Valverde già al ventesimo minuto, quando un rilancio lungo di Thibaut Courtois – il collega e rivale dall'altra parte – ha mandato in porta il centrocampista uruguagio. In quell'occasione la lettura di Donnarumma è parsa tentennante, con quel buttarsi in uscita per poi ritrarre il braccio all'ultimo istante, un gesto che molti osservatori, tra cui l'ex portiere Joe Hart intervenuto sulle emittenti britanniche, hanno interpretato come il timore di un contrasto ai limiti dell'area che avrebbe potuto tradursi in un' espulsione per fallo da ultimo uomo, preferendo di fatto concedere la conclusione a Valverde, il quale ringraziò e depositò in rete.
Se la prima frazione si era chiusa con quell'amaro retrogusto e con il tabellino che già segnava tre reti subite, tutte di Valverde e tutte con il portiere azzurro chiamato in causa in modo non irreprensibile – specialmente nella terza, dove il pallonetto e la successiva volee hanno beffato ogni reazione – la ripresa ha offerto a Donnarumma l'occasione per ribaltare la narrazione sulla sua partita, anche se il passivo per la squadra rimaneva pesante. È accaduto al minuto cinquantasette, quando Vinicius Junior, lanciato a rete, è stato atterrato proprio dall'estremo difensore in un disperato tentativo di opposizione, regalando così al Real Madrid un calcio di rigore e guadagnandosi un cartellino giallo dal direttore di gara Maurizio Mariani.
Dal dischetto si è presentato lo stesso Vinicius, e lì Donnarumma ha tirato fuori tutta la sua proverbiale abilità nella lotteria dagli undici metri, intuisce l'angolo e respinge la conclusione dell'attaccante brasiliano, una parata che ha evitato il poker ai suoi e che ha momentaneamente salvato il morale di uno spogliatoio uscito malconcio dalla tempesta del primo tempo. Sul conto finale, però, quella prodezza non ha cambiato l'esito di una sconfitta netta per tre a zero, che complica il percorso in coppa della formazione di Guardiola e riaccende i riflettori sulle incertezze mostrate dal portiere italiano nelle uscite basse e nella gestione dei palloni in profondità, caratteristiche che in una piazza esigente come quella inglese non passano mai inosservate.




