Beto e la Fiorentina, la promessa sul gol: “Arriverà presto”
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Redazione Sport
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Beto pensa al primo gol con la Fiorentina, ma racconta soprattutto un attaccante diverso da quello visto nella sua precedente esperienza italiana. Il centravanti, intervistato da Sky Sport al Viola Park, ha spiegato di sentirsi più esperto, tranquillo e determinato rispetto agli anni trascorsi all'Udinese. L'impatto con Firenze è stato positivo: apprezza il centro sportivo, il gruppo, lo staff e la qualità dei compagni. La rete in maglia viola non è ancora arrivata, ma il portoghese naturalizzato guineense non nasconde quale sia il suo pensiero principale quando entra in campo: segnare e contribuire alla produzione offensiva della squadra.
Il ritorno in Serie A e un attaccante più esperto
L'esperienza maturata dopo la partenza dall'Italia rappresenta per il centravanti uno dei cambiamenti più importanti. Durante la presentazione del 17 settembre aveva già spiegato di non considerarsi più lo stesso calciatore dei tempi di Udine e di voler portare a Firenze anche quanto appreso nel calcio inglese, unendo intensità, aggressività e caratteristiche fisiche. Adesso insiste soprattutto sulla maggiore sicurezza acquisita: affronta le situazioni con più calma, ma allo stesso tempo si sente più “cattivo” nell'esecuzione delle giocate. Anche il giudizio sul campionato italiano è cambiato, perché lo considera oggi più difficile e competitivo rispetto alla Serie A prevalentemente difensiva e tattica che ricordava dalla prima esperienza.
La pressione maggiore riguarda inevitabilmente i gol. L'attaccante ammette di pensarci continuamente e racconta con ironia anche le sollecitazioni degli appassionati di fantacalcio, che gli ricordano di averlo scelto nelle proprie rose. La risposta è diventata quasi una consuetudine, mentre sul campo l'obiettivo rimane quello di sbloccarsi con la nuova maglia. Non chiede però che tutta la responsabilità realizzativa ricada sulle sue spalle: il reparto offensivo ha bisogno del contributo di più giocatori. Se poi la prima rete dovesse arrivare attraverso una giocata particolarmente riconoscibile per potenza, attacco della profondità e presenza in area, sarebbe quello che lui stesso definisce un “gol alla Beto”.
La crescita della squadra e il rapporto con Pellegrino
Le sensazioni positive riguardano anche l'evoluzione collettiva. Il numero nove vede un gruppo che sta assumendo una fisionomia più precisa e che, allenamento dopo allenamento, sta diventando una squadra vera. Il tema era già emerso nelle prime settimane della nuova esperienza, quando aveva indicato nella compattezza uno degli aspetti da migliorare dopo un avvio complicato. Ora il giudizio è più fiducioso sul percorso compiuto all'interno del Viola Park. L'ambizione dichiarata è quella di riportare il club nelle posizioni più alte possibili, senza fissare una scadenza precisa: sul piano personale il compito che si attribuisce è lavorare per aiutare la formazione viola a raggiungere quel livello.
Dentro questa crescita trova spazio anche la concorrenza con Mateo Pellegrino. L'argentino ha trovato la via della rete nelle ultime giornate e il compagno si dice contento per lui, ricordando di essere stato accolto bene al suo arrivo. Tra i due c'è anche uno scambio legato alla maggiore esperienza dell'ex Everton: il collega di reparto ascolta i suoi suggerimenti e, dall'altra parte, i gol realizzati aumentano la competizione per un posto in attacco. Una dinamica già descritta dallo stesso giovane centravanti, che pochi giorni prima aveva definito il compagno una persona capace di aiutarlo molto e aveva spiegato come entrambi abbiano bisogno dell'altro per migliorare.
Dal Viola Park ai tifosi: l'ambientamento a Firenze
L'inserimento nella nuova realtà passa infine dal rapporto quotidiano con l'ambiente. Il centro sportivo ha colpito particolarmente il nuovo arrivato, che fin dalle prime settimane ha sottolineato la qualità delle strutture e delle condizioni di lavoro. La componente tecnica non è l'unica ad aver lasciato un'impressione: il centravanti ha descritto i sostenitori come molto appassionati, pur ammettendo di non avere ancora imparato espressioni tipicamente fiorentine o toscane. Ha anche scherzato su un'abitudine del passato, spiegando di non allenarsi più con le palline da tennis, esercizio diventato negli anni uno degli aneddoti associati al suo lavoro individuale.
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