Valanga in Valtellina sul Monte Cornaccia, le vittime sono Marika Mascherona e Alberto De Maron

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notizia, quel tragico rito a cui le valli non riescono purtroppo ad abituarsi, è arrivata intorno alle prime ore del pomeriggio, quando le speranze di trovare i due scialpinisti ancora in vita hanno lasciato il posto alla certezza che l’ennesima valanga si era portata via altro sangue giovane. È successo sul versante sud-ovest del Monte Cornaccia, nel territorio di Valdidentro, una zona che i due conoscevano bene, compresa tra i laghi di Cancano e le quote più alte che sfiorano i tremila metri. L’allarme, scattato poco dopo le dieci e trenta di questa mattina, descriveva una giornata con un rischio valanghe marcato, segnato come grado 4 sulla scala europea, che già di per sé avrebbe dovuto consigliare la massima prudenza -1. Invece, forse proprio per quella familiarità con i luoghi o per la sfida silenziosa che la montagna a volte impone, Marika Mascherona, ventottenne di Bormio, e Alberto De Maron, venticinquenne di Grosotto, hanno deciso di salire. Con loro c’era un amico, un terzo componente della cordata che è rimasto illeso, e che ha potuto solo assistere impotente alla furia della neve staccatasi probabilmente dal cedimento di un cornicione -1. Una massa bianca che ha percorso oltre trecento metri di dislivello, travolgendo i due senza lasciare scampo.

Il profilo delle vittime, una vita dedicata alla montagna

Di loro, in queste ore, si cerca di tratteggiare un ricordo che vada oltre la fredda cronaca. Marika Mascherona non era solo una ragazza di Bormio che amava gli sci; era una ex atleta della nazionale italiana di sci alpino, una specialista dello slalom speciale che aveva calcato le piste della Coppa Europa, cogliendo nel 2022 un quattordicesimo posto a Hasliberg come suo miglior risultato internazionale. Aveva smesso con l’agonismo, ma la sua vita era rimasta lì, su quelle nevi che erano state il suo habitat naturale. Insegnava come maestra presso la storica scuola Sertorelli, e chi l’ha conosciuta racconta di una ragazza che aspettava con ansia la prima nevicata per poter trasmettere quella passione ai suoi allievi. Suo è un pensiero rimasto impresso sul sito della scuola, dove spiegava come il mondo delle competizioni, chiuso a ventiquattro anni, le avesse insegnato molto, e come ora fosse arrivato il momento di regalare quel sapere, magari a qualcuno che avrebbe potuto raccogliere la sua eredità. Sua sorella, Katia Mascherona, è tra l’altro un’attuale punto di riferimento della nazionale di scialpinismo, un’altra figlia delle stesse cime che oggi sono state teatro della tragedia.

La dinamica dell’incidente e i soccorsi inutili

L’amico superstite, unico testimone di quanto accaduto, ha lanciato subito l’allarme, innescando una macchina dei soccorsi che si è attivata con i due elicotteri decollati da Sondrio e da Bergamo, supportati dai tecnici del Soccorso alpino, dai vigili del fuoco e dalle squadre del Sagf della guardia di finanza. Le operazioni di ricerca, pur condotte con tempestività nonostante l’impervia conformazione del territorio, hanno purtroppo potuto solo constatare il decesso. Il di Alberto De Maron, dipendente di A2A e residente a Grosotto, anche lui scialpinista esperto e profondo conoscitore di quei luoghi, è stato individuato per primo, mentre più tardi è sopraggiunto il rinvenimento di Marika. Per entrambi, i sanitari non hanno potuto fare altro che certificare la fine, mentre l’amico che era con loro, dopo lo choc e i dovuti accertamenti, non ha avuto bisogno di ricovero.

Un inverno di sangue sulle montagne della provincia

Questa nuova sciagura, che getta nello sconforto le intere vallate e l’intero mondo dello sport invernale italiano, si inserisce in un quadro già drammatico per quanto riguarda la provincia di Sondrio. Nelle ultime tre settimane, il conto delle vittime causate da valanghe è salito a sei, spaziando da Livigno a Madesimo, da Bormio a Fusine, come a voler sottolineare una stagione particolarmente infida e letale. Il bollettino valanghe di grado 4, che indica un bollettino emesso con condizioni meteo che rendono la neve particolarmente instabile, rappresentava un campanello d’allarme che evidentemente, nella consapevolezza dei due giovani, è stato sopraffatto da quella che doveva essere una semplice giada in montagna. Resta ora il silenzio di chi quei posti li conosceva bene, di chi li amava e di chi, come Marika, li aveva scelti come casa, fino all’ultimo respiro. Il cordoglio della Federazione Italiana Sport Invernali, che l’aveva vista crescere tra le sue file, si unisce a quello della sua famiglia e di chiunque, oggi, sente il peso di un vuoto incolmabile tra quelle vette.

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