Monica e il tumore al pancreas, una diagnosi che ha cambiato tutto

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Due anni fa, a Monica, che oggi ne ha sessanta, fu diagnosticato un tumore al pancreas, un organo a cui, come ha raccontato, non aveva mai pensato. L’intervento, eseguito all’Ospedale di Cremona, segnò l’inizio di un percorso che lei stessa definisce trasformativo, una malattia che, per usare le sue parole, «mi ha cambiato la vita in tre secondi». In occasione della Giornata mondiale dedicata a questa patologia, ha voluto incontrare di nuovo i medici che l’hanno seguita e ha scelto di condividere la sua esperienza, sottolineando come esista un momento cruciale in cui è necessario ascoltare i segnali del proprio corpo, un’azione che lei, ammette, non ha compiuto subito.

I numeri della malattia in Italia

Il quadro epidemiologico del tumore al pancreas in Italia, sebbene mostri qualche progresso, rimane complesso. Nel 2024 si contano 23.600 persone vive dopo la diagnosi, un dato in miglioramento rispetto alle 21.200 del 2021. Tuttavia, i nuovi casi non accennano a calare, con 13.585 nuove diagnosi previste per l’anno in corso, distribuite in modo quasi equo tra uomini e donne. La criticità principale risiede nella fase diagnostica: soltanto un paziente su cinque, infatti, giunge all’osservazione clinica in condizioni tali da poter essere sottoposto a intervento chirurgico, mentre la stragrande maggioranza, l’80%, riceve la diagnosi quando la malattia è ormai in fase avanzata, circostanza che limita drasticamente le opzioni terapeutiche a disposizione.

Il convegno sulla continuità di cura

Proprio per affrontare le molteplici sfide poste da questa neoplasia, la Fondazione Unipancreas ha organizzato il suo VIII Convegno Nazionale, dal titolo “La continuità di cura”. L’appuntamento, che si terrà alla Camera di Commercio di Verona, rappresenta un momento di confronto fondamentale per i professionisti del settore, i quali si riuniscono per discutere di un approccio integrato al paziente, dalla diagnosi al trattamento e oltre. L’evento, che gode della collaborazione del Gruppo Athesis, mira a rafforzare il dialogo tra le diverse figure coinvolte nel percorso di cura, cercando di costruire una rete sempre più efficace.

Le storie che diventano un motore

Accanto ai dati e ai convegni scientifici, esistono storie personali che incarnano una straordinaria forza di reazione. È il caso di Stefano Pellegrini, un carabiniere di quarant’anni, atleta dell’ultracycling e paziente oncologico, il quale ha ricevuto la diagnosi cinque anni fa. Invece di arrendersi, ha trasformato la sua esperienza in un motore per agire, intraprendendo un’impresa ciclistica estrema: ha pedalato da Roma a Edimburgo, coprendo 2.525 chilometri in nove giorni e quattordici ore. L’obiettivo della sua fatica era raccogliere fondi da destinare alla ricerca, specificamente all’Unità Operativa di Chirurgia del Pancreas dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, dimostrando come la determinazione individuale possa sostenere concretamente la lotta contro questa malattia.

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