Omicidio a Biala Podlaska: ucciso il dissidente russo Semyon Skrepetsky, fermati due bielorussi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La città di Biała Podlaska, situata nella Polonia orientale a poche decine di chilometri dal confine con la Bielorussia, è stata teatro di un omicidio che riporta l'attenzione sulle ombre che da tempo gravano sui dissidenti russi in esilio. L'artista e attivista Semyon Skrepetsky, nome d'arte di Robert Kuzovkov, è stato ucciso lunedì mattina con cinque colpi d'arma da fuoco, esplosi a bruciapelo in un parcheggio della cittadina.

La dinamica, caratterizzata da un'esecuzione spietata - stando alle ricostruzioni il killer ha fatto fuoco due volte e poi, avvicinatosi al corpo ormai a terra, ha esploso altri tre colpi - ha spinto gli inquirenti a ipotizzare un agguato pianificato, sebbene al momento il movente rimanga ancora avvolto nel mistero.

Un artista satirico nel mirino del Cremlino

Skrepetsky, classe 1982 e originario della regione russa dell'Altai, aveva trovato rifugio in Polonia nel 2021, dopo aver lasciato la Russia per timore di persecuzioni politiche. La sua notorietà, nel panorama dell'opposizione, era legata a una produzione artistica graffiante e dissacrante, che lo aveva reso scomodo al regime.

Le sue caricature, spesso dipinte con uno stile che richiamava le icone ortodosse, prendevano di mira senza sconti il presidente Vladimir Putin, ritratto con tratti animaleschi o in pose imbarazzanti, e altri leader dell'area post-sovietica come il bielorusso Alexander Lukashenko e il ceceno Ramzan Kadyrov. La sua satira, tuttavia, non risparmiava neppure alcune figure dell'opposizione russa, come il defunto attivista Alexei Navalny, dimostrando una posizione critica e per certi versi isolata anche all'interno del fronte anti-Cremlino.

Un'attività, la sua, che non si limitava alla tela, ma si concretizzava in azioni provocatorie, come la recente protesta del 12 giugno davanti all'ambasciata russa a Berlino, dove aveva esposto un dipinto di Stalin che culla un Putin bambino, o la partecipazione alle contestazioni contro la riapertura del padiglione russo alla Biennale di Venezia, un evento che aveva già acceso gli animi dei dissidenti in tutta Europa.

Le indagini e gli arresti

Subito dopo il delitto, la polizia polacca ha avviato un'imponente operazione che ha portato al fermo di due cittadini bielorussi, di 33 e 37 anni, nei pressi del consolato bielorusso di Biała Podlaska, situato a poche centinaia di metri dal luogo dell'omicidio.

La procura distrettuale di Lublino, attraverso il portavoce Marcin Kozak, ha confermato la loro detenzione, ma ha sottolineato che al momento non sono state formalizzate accuse precise a loro carico, poiché il loro effettivo coinvolgimento nell'esecuzione è ancora oggetto di accertamento.

La presenza dei due sospettati, così vicini al consolato bielorusso, aggiunge un tassello inquietante al quadro investigativo, alimentando le ipotesi di una regia più ampia e complessa, ma senza che gli inquirenti abbiano ancora fornito elementi per confermare un nesso diretto con i servizi segreti di Mosca o Minsk. Gli investigatori stanno esaminando ogni pista, compresa quella di un attacco mirato contro un simbolo della dissidenza, e hanno acquisito i proiettili e i bossoli calibro 9 mm rinvenuti sulla scena del crimine.

Il contesto e le minacce

La figura di Skrepetsky era già nell'occhio del ciclone ben prima della sua morte. Secondo quanto riportato, il suo nome compariva nel database ucraino "Myrotvorets", una lista non ufficiale che etichetta i presunti nemici dell'Ucraina, dove dopo la sua scomparsa è apparsa la parola "liquidato".

Poche ore prima di essere ucciso, lo stesso artista aveva scritto sul suo canale Telegram di aver ricevuto minacce da parte di utenti che chiedevano "punizione" per le sue performance, mentre alcune fonti investigative, come il media indipendente bielorusso Nexta, hanno già ricondotto l'omicidio alla lunga scia di operazioni attribuite ai servizi segreti russi in territorio europeo.

Le indagini, a cui collaborano anche i servizi di sicurezza interni polacchi, proseguono per fare luce su un delitto che ha riacceso i riflettori sulla situazione precaria degli oppositori del regime di Putin, esuli in un continente che si trova sempre più spesso a fare i conti con una guerra ibrida fatta di spie, sabotaggi e omicidi mirati.

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