Nintendo crolla in borsa: il mercato azionario punisce il Direct senza Mario
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Non che esista un rapporto di causa-effetto diretto e immediato tra la qualità artistica degli annunci e l’andamento del titolo, eppure il verdetto della borsa è stato inappellabile. Le azioni di Nintendo hanno subito un tracollo nelle ultime ore, dopo la messa in onda del Nintendo Direct di giugno, un evento che – nonostante una mole considerevole di novità incentrate su Switch 2 – non è riuscito a scaldare gli animi degli investitori, i quali evidentemente avevano messo gli occhi su obiettivi ben più specifici.
Il calo, attestatosi su una forbice che va dal 7,5% a oltre l’8%, ha di fatto cancellato in poche ore gran parte dei guadagni faticosamente accumulati nelle settimane precedenti, risvegliando quel pessimismo che aleggiava intorno al colosso di Kyoto già da qualche mese.
Il peso di un’assenza: perché il mercato non perdona la mancanza dell’idraulico
Se si scava sotto la superficie dei dati, emerge una verità che gli analisti di Jefferies, come Atul Goyal, hanno sintetizzato con una secchezza quasi chirurgica: manca un "mainline 3D Mario" per la stagione delle vacanze, e questa assenza, dal punto di vista commerciale, è "significativa". Il ragionamento che muove la finanza è spietato nella sua logica: l’appeal di un remake, per quanto celebrato e atteso come quello di The Legend of Zelda: Ocarina of Time, non ha la stessa capacita di traino di un titolo completamente inedito legato al franchise principale.
Gli azionisti, insomma, non cercano la nostalgia; loro cercano la certezza di un blockbuster capace di spingere l’hardware durante le festività. L’analista ha osservato come, se il primo anno di Switch 2 aveva regalato titoli come Mario Kart World e Donkey Kong Bananza, il cosiddetto "anno 2" si affacci alla finestra cruciale dello shopping natalizio sprovvisto di un richiamo paragonabile.
Ocarina of Time e la cortina fumogena: un annuncio che non basta a placare i timori
Certo, il reveal che ha chiuso la diretta – il tanto vociferato remake di The Legend of Zelda: Ocarina of Time – avrebbe dovuto rappresentare il colpo di scena finale, quel momento di grazia capace di ribaltare ogni aspettativa. E invece, anche qui, la strategia comunicativa di Nintendo ha mostrato qualche crepa.
Dopo mesi passati a navigare in un asfissiante miasma speculativo, alimentato da leak incessanti che la stessa software house (Monolith Soft) aveva tentato invano di smentire con una categorica nota ufficiale – che ora appare più come una magistrale operazione di misdirection che come una reale smentita – la verità ha preso corpo.
Tuttavia, per quanto il ritorno a Hyrule sia un evento capace di smuovere le masse di giocatori più accaniti, agli occhi degli analisti finanziari di Bloomberg e Reuters la presentazione è risultata "un’esibizione molto deludente di nuovi giochi", un susseguirsi di "refusi" dell’era Nintendo 64 che non bastano a definire la nuova console come un ecosistema ricco di titoli "killer".
A pesare sul giudizio è stato anche il trailer del gioco: volutamente minimalista, privo di gameplay vero e proprio, ha lasciato gli investitori con piu dubbi che certezze su cosa li aspetterà davvero.
La tempesta perfetta: costi alle stelle e una multa che pesa sul futuro
Il crollo del titolo, va detto, non è figlio esclusivamente della delusione per l’assenza di Mario o per la vaghezza di Zelda. Il quadro in cui si inserisce la riunione di ieri è quello di un contesto macroeconomico già di per sé infuocato.
Da un lato, i costi di produzione stanno letteralmente divorando i margini di guadagno: la carenza di chip e l’aumento dei prezzi dei componenti, in particolare delle memorie (che TrendForce stima rappresentino ormai oltre il 20% dei costi hardware totali), hanno obbligato Nintendo ad alzare il prezzo di Switch 2 in mercati chiave come il Giappone e gli Stati Uniti, un rischio non da poco per una base di consumatori tradizionalmente sensibile alle variazioni di prezzo.
Dall’altro lato, incombe lo spettro delle autorità francesi, che hanno appena inflitto una multa da 35 milioni di euro alla società per i problemi di lunga data ai controller Joy-Con; una sanzione che, sebbene non sia una cifra astronomica per i bilanci di Nintendo, riaccende i riflettori su vecchie magagne qualitative che il mercato azionario detesta. Tra un remake che non decolla in borsa e un’idraulico che tarda ad arrivare, il futuro immediato della casa di Kyoto si fa quantomeno incerto.




