Una vittoria sbilenca e un infortunio da incubo nel rocambolesco Napoli a Marassi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
La partita contro il Genoa, vinta per 3-2 in rimonta e nel recupero nonostante un uomo in meno, resterà tra quelle che si ricordano per il carattere, ma anche per il prezzo pagato. L'orgoglio sottolineato dal tecnico Antonio Conte, il quale ha commentato la gara con un perentorio «sempre a testa alta», è infatti la faccia gemella di un precipizio sportivo sfiorato, reso ancor più profondo dalla lunga lista di infortunati a cui si è aggiunto un altro nome. Quella domenica al Marassi, infatti, è stata una miscela di follia ed eroismo, dove la cristalleria di una difesa in affanno – con errori come quello di Buongiorno – ha rischiato di mandare in frantumi tutto, prima che l'ultimo, estremo scatto di orgoglio la trasformasse in una diga, seppur di cartapesta, sufficiente a reggere l'assalto finale.
McTominay e il problema ricorrente
A oscurare, almeno in parte, la gioia per il successo ottenuto in dieci uomini, c'è l'uscita prematura di Scott McTominay. Il centrocampista scozzese, già reduce da fastidi, ha lasciato il campo all'intervallo accusando un dolore al gluteo destro, una circostanza che ha immediatamente allarmato l'ambiente azzurro, costretto ormai a fare i conti con un vero e proprio bollettino di guerra. Come ha poi spiegato Conte, si tratta del riacutizzarsi di una tendinopatia degli ischiocrurali, un'infiammazione dei tendini che collegano i muscoli posteriori della coscia, la cui sintomatologia si propaga appunto dalla zona glutea lungo la coscia.
La svolta tattica sulla panchina
Se la prima frazione di gioco aveva mostrato le crepe di un Napoli troppo elaborato e fragile, il merito della vittoria va ascritto anche a una decisione coraggiosa presa in panchina. Nella fase caldissima dei minuti finali, con la squadra sotto di un gol e in inferiorità numerica, Conte ha stravolto gli schemi. Abbandonata la costruzione paziente dal basso, ha ordinato ai suoi di lanciare il pallone il più lontano possibile, puntando sulla fisicità di Hojlund. Quella svolta, semplice e brutale, ha ribaltato i rapporti in campo, creando il caos necessario per forzare l'errore avversario e ottenere il rigore decisivo, trasformato nel silenzio assordante dello stadio.
Il bilancio tra orgoglio e preoccupazione
La partita, quindi, si chiude con un doppio registro. Da un lato, c'è l'epica di una vittoria che sembrava impossibile, capace di ridare ossigeno a una squadra e a un ambiente che navigano in acque agitate. Dall'altro, persiste l'ombra lunga della cabina medica, con McTominay che ora dovrà affrontare un periodo di stop, la cui durata sarà cruciale per gli equilibri del centrocampo. Un pomeriggio che, dentro la sua follia, ha racchiuso l'essenza di una stagione: il pericolo di una caduta devastante e la forza di un'impresa che la allontana, almeno per ora.




