La Venere di Botticelli non morì di tisi: lo studio che riscrive la storia dopo 550 anni

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Per oltre cinque secoli i libri di storia hanno tramandato la stessa versione: Simonetta Vespucci, la giovane nobildonna genovese che ispirò il volto della Venere di Sandro Botticelli, fu stroncata dalla tubercolosi a soli ventitré anni. Una morte, quella per consunzione, che sembrava quasi inevitabile per tante giovani donne del Rinascimento. Ma oggi, a più di 550 anni di distanza, un team internazionale di ricercatori ha riaperto il caso, arrivando a una conclusione radicalmente diversa.

Secondo lo studio pubblicato sulla rivista "Endocrinology, Diabetes & Metabolism", la musa del celebre pittore non fu vittima della tisi, bensì di un'apoplessia ipofisaria, una complicanza improvvisa e letale derivante da un tumore benigno alla base del cervello.

La ricerca, che ha coinvolto esperti della Queen Mary University di Londra, dell'Università Campus Bio-Medico di Roma e dell'Università della California, ha utilizzato una combinazione di documenti storici e un algoritmo di riconoscimento facciale per arrivare a quella che definisce la causa di morte "più probabile" per la donna che incarna la bellezza ideale del Rinascimento.

I tre indizi che hanno riscritto una diagnosi secolare

La nuova diagnosi, che rovescia secoli di certezze, si basa su un'analisi incrociata di tre elementi chiave. Il primo è di natura medica e si concentra sulle caratteristiche del tumore stesso. I ricercatori hanno osservato i cambiamenti fisici nei cinque ritratti che Botticelli dedicò a Simonetta, notando un'alterazione graduale dei tratti somatici.

La crescita progressiva del volto, la fronte e la mandibola che appaiono lievemente diverse da un dipinto all'altro sono state interpretate come segni compatibili con un adenoma ipofisario secernente prolattina e ormone della crescita. Un dettaglio, in particolare, ha offerto una prova decisiva: nel "Ritratto allegorico di donna", Simonetta è raffigurata con un rivolo di latte che fuoriesce dal seno, nonostante non avesse mai avuto figli.

Un chiaro sintomo di galattorrea, tipico di questi tumori, che ha suggerito la natura dell'adenoma che la affliggeva.

Una morte improvvisa e sintomi inquietanti: cosa raccontano le lettere

Il secondo elemento a sostegno della tesi riguarda i sintomi descritti negli ultimi giorni di vita di Simonetta. Grazie al carteggio tra Piero Vespucci e Lorenzo de' Medici, gli studiosi hanno potuto ricostruire un quadro clinico drammatico. Dopo un collasso durante un ballo, la giovane fu costretta a letto in una stanza buia, tormentata da emicranie feroci, allucinazioni, vomito e febbre alta.

Questi sintomi, spiegano i ricercatori, sono perfettamente compatibili con la rapida espansione di un adenoma ipofisario e con la conseguente apoplessia, un'emergenza medica che si verifica quando la massa sanguina o si gonfia all'improvviso, provocando un collasso del sistema ormonale. La confusione mentale e la fotofobia, che la costrinsero a rifugiarsi nell'oscurità, trovano così una spiegazione ben più coerente con questa diagnosi che non con la lenta e progressiva tisi.

La danza o la violenza: i due eventi che potrebbero aver innescato la tragedia

Il terzo pilastro della ricerca è forse il più delicato e si concentra sugli eventi scatenanti che potrebbero aver precipitato la crisi fatale. Gli esperti hanno individuato due possibili episodi, verificatisi nei mesi precedenti la morte, che potrebbero aver agito da fattori scatenanti per l'apoplessia. Il primo è di natura fisica e meccanica: il collasso durante un ballo.

Considerando che le danze rinascimentali, come le "alte danze", prevedevano salti e movimenti rapidi, il trauma meccanico ripetuto potrebbe aver affrettato la rottura dell'involucro della ghiandola pituitaria, già indebolita dalla massa tumorale. L'ipotesi, tuttavia, che ha suscitato maggiore interesse è la seconda, che chiama in causa Alfonso II d'Aragona, duca di Calabria.

Secondo quanto riportato da fonti dell'epoca, in particolare dal teologo Lorenzo Sardi, e ripreso dalla studiosa Giovanna Strano, Simonetta sarebbe stata vittima di una violenza sessuale da parte del duca sulle rive dell'Arno. Il forte trauma psicofisico subito, in questo caso, potrebbe aver innescato l'emorragia fatale che la portò alla morte pochi giorni dopo.

Lo strabismo di Venere e la conferma dell'algoritmo

A completare il quadro diagnostico è intervenuta la tecnologia. I ricercatori hanno sottoposto i ritratti di Simonetta a un algoritmo di riconoscimento facciale basato su un modello di deep learning, che ha confermato le irregolarità nei tratti del viso. Tra queste, lo "strabismo di Venere", quel leggero disallineamento dello sguardo che per secoli è stato interpretato come un canone di grazia e devozione, potrebbe in realtà essere un ulteriore effetto collaterale del tumore ipofisario.

Una condizione che, sebbene rara, può causare diplopia e oftalmoparesi per la compressione dei nervi cranici. La combinazione di questi indizi ha portato il team a una conclusione netta. La morte di Simonetta Vespucci non fu un lento declino per consunzione, ma una rapida e tragica emergenza endocrina.

La sua storia, e con essa la storia della donna che ha ispirato una delle opere d'arte più celebri del mondo, viene così riscritta a distanza di oltre cinque secoli, grazie a un'indagine che unisce arte, storia e medicina, offrendo una nuova, e forse definitiva, risposta a un mistero lungo 550 anni.

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