Maccio Capatonda: il trauma dei capelli persi a 14 anni, i genitori che “si odiano” e l’appuntamento con la Canalis
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Dietro la maschera surreale di Maccio Capatonda, quella che ha regalato all’immaginario collettivo personaggi come il迷信o Mariottide o l’indimenticabile padre Maronno, si nasconde la fragilità di un ragazzo cresciuto troppo in fretta. Marcello Macchia – questo il vero nome dell’attore e regista, classe ’78 – si è raccontato senza filtri in una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera, ripercorrendo le tappe di un’adolescenza segnata da un “calvario” piuttosto letterale: quello della calvizie precoce. Perché fu proprio a quattordici anni, l’età in cui si comincia a guardare se stessi allo specchio con occhi diversi, che Macchio ha visto i primi capelli cadere, per poi ritrovarsi completamente pelato a ventitré anni. «Fu un trauma che minò la mia autostima», ammette senza giri di parole, ricordando quanto sia stato difficile trasformare i “no” delle ragazze in un “sì”.
«Provai di tutto per farli ricrescere»: il lungo calvario dell’adolescenza
Non fu certo un passaggio indolore, quello della perdita dei capelli, per un ragazzo che stava cercando la sua strada nel mondo. Maccio racconta di aver sperimentato intrugli strani, farmaci e pillole pur di fermare quel processo che sentiva come una condanna; un’ossessione, quella per la chioma, che lo accompagnò per tutti gli anni del liceo, dove lui stesso si definiva un “outsider”. Eppure, come spesso accade quando si supera un’abisso, da quel trauma è nata una consapevolezza: quella calvizie, inizialmente vissuta come un limite, si è trasformata col tempo in un marchio di fabbrica, in un punto di forza che lo ha reso riconoscibile al pubblico. Perché la comicità, nel suo caso, è nata proprio lì, da quella sensazione di diversità e da quel bisogno fisiologico di ridere per primi di se stessi, quasi a voler disarmare il giudizio altrui prima ancora che questo arrivasse.
Mamma e papà “comici mancati”: l’odio che dura da 46 anni
Se il giocava un brutto scherzo a Maccio, il contesto familiare non era da meno. L’artista descrive il rapporto tra i suoi genitori con un misto di stupore e rassegnazione, definendoli apertamente «due comici mancati». Una definizione, questa, che suona quasi come un ossimoro, visto che la loro comicità sembra essere involontaria. «Dopo 46 anni di matrimonio si odiano ancora, forse addirittura più di prima», ha dichiarato, sottolineando l’assurdità di una convivenza basata sul conflitto perenne. Arrivano a litigare su tutto, spiega, talvolta persino quando sono d’accordo: capita, infatti, che sostengano la stessa tesi ma con parole diverse, e che finiscano comunque per alzare la voce l’uno contro l’altra. La domanda che Maccio si pone – e che lascia sospesa nell’aria – è un’unica, semplice constatazione: non si sa per quale motivo, dopo quasi mezzo secolo, stiano ancora insieme.
Elisabetta Canalis e l’appuntamento surreale: sei ore di ritardo e quattro assistenti
A spezzare la narrazione sulle insicurezze familiari arriva un aneddoto che sa di cinema, o forse di qualcosa di ancora più surreale. L’incontro con Elisabetta Canalis, con cui Maccio ha avuto una breve relazione nel 2013, fu un episodio che meriterebbe una sceneggiatura a parte. Il loro primo appuntamento, fissato in un bar, prese una piega inaspettata quando la showgirl – all’epoca già un volto noto – si presentò con un ritardo di sei ore. Non solo: a fargli compagnia c’erano ben quattro assistenti, ognuno dei quali aveva un compito ben specifico, trasportando rispettivamente il cane, il computer, il trucco e persino la carta da parati. Un ingresso trionfale, quello descritto da Capatonda, che sembrava uscito da una sua stessa parodia. Maccio racconta anche di un momento di autentico straniamento: un bodyguard gli si avvicinò chiedendogli di firmare un contratto di riservatezza prima di poter proseguire l’interazione con la diva. Sebbene abbia poi chiarito che si trattava di una suggestione o di un fraintendimento della realtà – dato che la Canalis si è rivelata “super simpatica” – l’immagine rimane impressa, perfetta per descrivere il cortocircuito tra la normalità e il mondo dello spettacolo che Maccio continua a raccontare.




