Luca Argentero racconta "Motorvalley", la serie Netflix che esplora il lato sporco e fragile dell'uomo

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L'eroe positivo di Doc, personaggio che l’ha accompagnato per diverse stagioni, è stato un ruolo rassicurante, un punto fermo nel suo percorso di attore, ma la proposta di interpretare qualcosa di “sporco” in **Motorvalley** è stata, nelle sue parole, “una scelta facile, una proposta attraente”. Luca Argentero, che in questa nuova produzione ideata e prodotta da Matteo Rovere per Netflix interpreta Arturo Benini, un ex pilota leggendario ritiratosi dopo un tragico incidente, ha colto l'occasione per esplorare lati più oscuri e meno composti. La serie, ispirata al film **Veloce come il vento** dello stesso Rovere, torna infatti a raccontare il mondo delle corse, quello del Gran Turismo italiano, non solo come regno di adrenalina e competizione sfrenata, ma come palcoscenico per indagare una fragilità più ruvida e percorsi umani segnati dalla perdita.

Una scuderia chiamata "Second Chance" per tre personaggi spezzati

La trama, che si dipana in sei episodi in arrivo sulla piattaforma dal 10 febbraio, ruota attorno a una scuderia dal nome programmatico, **SC17**, il cui acronimo sta per “Second Chance”. Attorno a essa si intrecciano le storie di tre individui che, come sottolinea Argentero, hanno “perso quasi tutto”. Oltre ad Arturo, ci sono Elena Dionisi, interpretata da Giulia Michelini, rampolla di una famiglia proprietaria di una famosa scuderia che deve riconquistare un ruolo nell'impresa ora gestita dal fratello, e Blu Venturi, giovane testa calda con un’attrazione fatale per la velocità, cui dà volto Caterina Forza. Sono loro, tre anime fragili e diverse, a iniziare una collaborazione forzata dalle circostanze, con Elena che assolda sia Blu che Arturo per tornare a competere e riportare alla ribalta la neonata scuderia.

Motori come ragione di vita oltre gli stereotipi

Se da un lato la narrazione scava nelle debolezze dei personaggi, dall’altro celebra la passione pura che anima l’ambiente del GT, un fervore che gli attori stessi dichiarano di aver respirato durante le riprese. “Le auto sono ragione di vita, si sente questo fervore”, ha aggiunto Giulia Michelini, confermando come la serie, pur rompendo gli stereotipi di un genere spesso descritto come maschilista, resti profondamente radicata nell'amore viscerale per i motori e per la velocità. Un amore che, per i protagonisti, rappresenta l’unica cosa che ancora li accende dopo aver affrontato sconfitte personali profonde.

L'importanza delle radici affettive

In un contesto narrativo così carico di tensioni sportive e familiari complicate, Luca Argentero ha poi voluto, parlando della propria vita, spostare il fuoco su ciò che considera veramente fondamentale. Interrogato su quale fosse l’occasione più importante della sua esistenza, la sua risposta è stata netta e personale: “Aver incontrato mia moglie Cristina”. Un'affermazione che sembra risuonare, per contrasto o per affinità, con le ricerche dei personaggi che interpreta, spesso in cerca di un porto sicuro. Ha poi chiosato, parlando dei legami veri, che “i veri amici sono pochi, ma siamo fratelli nati da madri diverse”, delineando così un quadro di affetti saldi e scelti, lontano dai riflettori della pista.

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