Meloni a PizzAut: «Primo Maggio con i lavoratori più straordinari di tutti»

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Giorgia Meloni, per la giornata del Primo Maggio, ha scelto una meta inconsueta rispetto alle tradizionali tribune sindacali: Monza, dove ha varcato la soglia di PizzAut. Questa pizzeria, che è diventata un caso quasi esemplare nel panorama dell’inserimento lavorativo, impiega ragazzi con disturbo dello spettro autistico; un luogo, va detto, dove la produzione di pizze diviene un pretesto per restituire dignità e autonomia a chi spesso ne viene escluso. La presidente del Consiglio, stringendo mani e ascoltando racconti, ha definito i dipendenti del locale «i lavoratori più straordinari di tutti», un riconoscimento che ha voluto sottolineare con una visita priva di annunci eclatanti, ma carica di una simbolica alternative alla retorica della festa dei lavoratori.

Un’alternativa silenziosa alla piazza

Lontano dalle grandi manifestazioni di piazza, che pure hanno segnato il primo maggio italiano per decenni, Meloni ha dunque optato per un contatto diretto con una realtà produttiva di nicchia. E lo ha fatto senza discorsi enfatici, limitandosi a osservare il lavoro dei ragazzi – quelli che solitamente restano ai margini del mercato del lavoro – mentre impastavano, infornavano e servivano ai tavoli. Durante la sua permanenza, della durata di circa un’ora, nessuna dichiarazione ufficiale ha interrotto l’atmosfera operosa del locale. La scelta, in sé, racconta di una strategia comunicativa che punta sui fatti più che sulle parole, anche se qualche critico (mai citato direttamente dalla premier) ha letto nella visita una forma implicita di presa di distanza dalle tradizionali celebrazioni sindacali.

La cronaca nera di una normalità negata

Sfiora invece un altro tipo di sofferenza – psicologica, questa volta – il caso di Beatrice Venezi, la giovane direttrice d’orchestra finita al centro di un presunto assalto coordinato. Dalle ricostruzioni disponibili, non si tratterebbe di vessazioni provenienti dall’alto, bensì di dinamiche orizzontali, attivate cioè tra colleghi dello stesso livello gerarchico. Comportamenti ostili, ripetuti nel tempo, che avrebbero trasformato l’ambiente di lavoro in un luogo di pubblico ludibrio; e quando a subirle è una figura molto esposta, queste azioni possono ledere persino l’equilibrio psichico. Il termine “mobbing”, spesso abusato nel linguaggio comune, indica qui un fenomeno preciso – lo ricordano gli esperti – con ricadute giuridiche e cliniche ben definite. La vicenda, ancora in fase di accertamento, getta un’ombra lunga sul concetto di “lavoro ostile”, dimostrando che le aggressioni non partono sempre dai piani alti della gerarchia.

Il nuovo piano pandemico: archiviato il passato

Sul fronte della sanità pubblica, intanto, la Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera al nuovo piano pandemico 2025. Un documento, varato dal ministro Orazio Schillaci, che segna una cesura netta con le misure adottate durante le precedenti emergenze: niente più lockdown generalizzati alla Conte, né vaccinazioni obbligatorie su larga scala alla Speranza. Le eventuali restrizioni future, si legge nel piano, andranno calibrate caso per caso, tenendo conto della gravità del virus e, aspetto tutt’altro secondario, dell’impatto economico. Per i farmaci, poi, si punterà a una «appropriatezza prescrittiva», ovvero a un uso razionale e mirato delle terapie. L’approccio appare dunque più flessibile, meno ideologico, anche se nessuna previsione – è bene chiarirlo – può escludere del tutto scenari imprevedibili.

Il design retrò che non dimentica la tecnica

Infine, un rapido cenno al mondo delle due ruote, dove Suzuki ha presentato la Gsx8-TT, una moto dal design volutamente nostalgico. Ci si tuffa, insomma, negli anni Settanta e Ottanta, quelli delle grandi moto d’oriente; eppure, sotto quella carena che ricorda un passato leggendario, pulsa una tecnologia moderna pensata per semplificare la vita al pilota. L’aggiunta del cupolino (come nella versione TT) non è solo un vezzo estetico, ma migliora la protezione aerodinamica. Un ritorno al passato – si potrebbe dire – che guarda al futuro senza però dimenticare dove tutto è cominciato.

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