Il Mattarella tifoso e quell'abbraccio con la Brignone che vale più di un talismano
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Redazione Sport
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C’era una volta, e c’è ancora, l’idea che la presenza di una carica istituzionale a bordo campo sia pura formalità, una questione di protocollo, un obbligo più che un piacere. Poi arriva Sergio Mattarella a Cortina, si infila il piumino bianco della divisa azzurra, e quella narrazione va in frantumi, proprio lì, sulla neve della pista Olympia delle Tofane. Il presidente della Repubblica, quello che molti italiani ormai considerano un po’ il nonno della nazione, non si è limitato a presenziare: ha scelto di esserci, di vivere i Giochi dal di dentro, condividendo quelle emozioni che solo lo sport sa regalare e che in fondo appartengono a tutti. La sua visita, che lo ha visto passare dal villaggio olimpico di Fiames a Casa Italia in piazza Roma, è diventata ben presto qualcosa di più di un semplice passaggio istituzionale, trasformandosi in una sorta di abbraccio collettivo tra lo Stato e i suoi atleti, in un momento in cui la fatica e il sacrificio vengono ripagati dal metallo più prezioso.
La politica della neve e il presidente talismano
Certo, tutto è politica, pure quello che non sembra, e da che mondo è mondo lo è anche e soprattutto lo sport. Ci piace vedere intrecciarsi questi due mondi quando è lo sport a passare messaggi e valori universali e fare politica a suo modo, ma ci piace molto meno quando è la politica che per parlare a chi segue lo sport prova a prendersi spazi che non sono suoi. Ma Mattarella, bisogna riconoscerlo, ha uno stile diverso: non cerca i riflettori, anzi, li schiva, restando sempre un passo indietro, quasi in disparte, lasciando che siano le ragazze e i ragazzi in tuta a godersi la gloria del momento. Quando Federica Brignone, dopo una gara che l’ha vista tornare dall’inferno di un infortunio di dieci mesi fa per conquistare l’oro nel supergigante, lo ha abbracciato, in quell’istante non c’era soltanto la gratitudine di un’atleta verso il primo cittadino. C’era la sintesi perfetta di un sentimento nazionale: l’Italia che ce la fa, quella che non molla, quella che non si arrende di fronte alle difficoltà. E lui, con quel suo fare discreto, quasi paterno, le ha sussurrato qualcosa, un "bravissima" detto col sorriso, e poi quella battuta che sa di scaramanzia e di affetto: "Posso dire che ci contavo?". E Federica, onesta come solo i campioni sanno essere: "Io non così tanto". Perché l’emozione era troppa, perché la paura di non farcela era stata tanta, e perché in quel momento, avere accanto il presidente, significava avere accanto l’Italia intera.
Mattarella presidente d’oro
Il nostro presidente ha una posa da selfie: la testa appena reclinata di lato, sguardo all’orizzonte più che al telefono, e gli atleti gli si stringono intorno, a destra e a sinistra, dietro, qualcuno addirittura accovacciato per rientrare nell’inquadratura. Sempre circondato. Di solito gli azzurri stanno alla larga dai politici, lo si sa bene, sanno l’effetto che fa farsi fotografare con certi esponenti, quello di essere strumentalizzati per una visibilità che non gli appartiene. Ma Mattarella ha un altro ruolo, che non è quello del talismano portafortuna, sebbene in questi giorni di visite le medaglie siano piovute copiose: semina calma, trasmette serenità, e il campione, si sa, non cerca altro che quella quiete interiore prima della gara. Così il Capo dello Stato diventa calamita, attrazione spontanea per ragazzi e ragazze che in lui vedono un punto di riferimento solido, mai invadente. Lo si è visto quando si è stretto con Sofia Goggia, complice anche la delusione per la sua caduta, un "nooo!" mormorato a mezza voce che è valso più di tanti discorsi. O quando ha pranzato al tavolo della mensa con i ragazzi del curling, Stefania Constantini e Amos Mosaner, mangiando tortellini in bianco e pesce bollito, con la stessa naturalezza con cui si farebbe a casa propria. E poi quella telefonata, passando il cellulare del direttore della comunicazione del Coni, per parlare con Arianna Fontana e complimentarsi per l’oro nello short track: "Ho visto la gara, sei stata formidabile", le ha detto, senza dimenticare di chiedere della leggenda Lindsey Vonn, del suo coraggio, della sua tenacia.
Ecco, forse è proprio questa la chiave di tutto. In un'epoca in cui la comunicazione politica è spesso urlata, divisiva, costruita a tavolino per racimolare consenso facile, Mattarella rappresenta l'esatto opposto. Lui che sulla pista da sci indossa lo stesso giaccone degli atleti, che si commuove con loro, che firma il muro della tregua olimpica a Cortina con una battuta ("con il permesso del sindaco") e che contempla le vette delle Dolomiti come un turista qualunque, restituisce allo sport quella purezza che troppo spesso gli viene sottratta. Non cerca di intestarsi meriti, ci tiene a precisarlo: "Io tutto posso fare, tranne che appropriazione indebita: le medaglie sono degli atleti". Parole che pronunciate da chiunque altro suonerebbero come banale retorica, ma che dette da lui, con quella pacatezza che lo contraddistingue, diventano un atto di rispetto profondo verso il sacrificio di chi quei successi li ha sudati in silenzio, lontano dai riflettori. La sua presenza a questi Giochi, dunque, non è solo un fatto istituzionale: è la testimonianza vivente che l'Italia può essere unita, compatta, capace di fare squadra attorno ai suoi valori migliori, lontano dalle polemiche sterili e dai mugugni di chi aveva già dato per fallita questa avventura olimpica.




