Gli Stati Uniti colpiscono l'Isis in Siria con operazione "Hawkeye Strike"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le forze del Comando Centrale statunitense, coordinate con gli alleati, hanno sferrato una serie di attacchi su larga scala contro obiettivi dell'Isis disseminati in territorio siriano. L'azione militare, che fonti locali descrivono concentrata nell'area desertica a ovest di Deir ez-Zor, è stata condotta nelle prime ore del pomeriggio di sabato 10 gennaio, ora della costa orientale americana, e rappresenta un significativo inasprimento della campagna di Washington contro lo Stato Islamico. Gli elicotteri da combattimento hanno preso di mira, tra gli altri, alcuni ex avamposti del gruppo jihadista nelle zone di Ayta e Shiha, in un'operazione che rientra nel più ampio quadro strategico denominato "Hawkeye Strike".

Le origini dell'operazione militare

Questa offensiva, la cui pianificazione risale alle settimane scorse, trova la sua giustificazione diretta in un episodio di sangue avvenuto a Palmira lo scorso dicembre, quando un assalto terroristico causò la morte di due militari e di un interprete civile statunitense. Il presidente Donald Trump, ricevuto il rapporto sull'accaduto, diede quindi ordine di predisporre una risposta militare mirata e di ampia portata, la cui esecuzione è stata affidata al Centcom. L'annuncio pubblico dell'avvio della campagna "Hawkeye Strike" risale al 19 dicembre, ma solo oggi si sono concretizzate le prime azioni di una certa entità, segnalando una volontà di persistenza nella pressione militare.

Il contesto strategico siriano

La nuova fase di bombardamenti, che giunge dopo un breve e fragile annuncio di cessate il fuoco nella giornata di venerdì, rischia di complicare ulteriormente il già intricato panorama geopolitico della regione. Gli scontri, infatti, si inseriscono in un quadro dove le diverse forze in campo – dall'esercito regolare alle milizie curde delle Forze Democratiche Siriane – continuano a contendersi il controllo del territorio, nonostante gli accordi politici siglati in precedenza. L'intenzione di integrare le Sdf nelle strutture di governo nazionale, un progetto al centro di negoziati ormai da mesi, sembra dunque subire un'ulteriore battuta d'arresto a causa del riaccendersi delle ostilità su questo fronte.

La risposta sul campo

Mentre i media siriani riportano i dettagli delle incursioni aeree, la reale portata dei danni inflitti all'apparato logistico e operativo dell'Isis resta al momento difficilmente quantificabile. Quel che appare chiaro, tuttavia, è la determinazione dell'amministrazione americana nel proseguire una linea di dura contrapposizione al terrorismo islamista, una linea che non accenna a flettersi nonostante le complesse dinamiche locali. Le operazioni, che si preannunciano come parte di una serie coordinata, dimostrano come la regione resti un crocevia cruciale per gli equilibri di sicurezza internazionale, dove le decisioni prese a Washington hanno ripercussioni immediate e talvolta imprevedibili.

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