Mercato auto Europa, giugno a 13,1%. Stellantis cresce ma perde quota

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mercato automobilistico europeo ha archiviato il mese di giugno con una performance decisamente brillante, superando le aspettative e confermando una tendenza alla crescita che, seppur con ritmi differenti, caratterizza l'intero primo semestre dell'anno. Secondo i dati diffusi dall'Acea, l'associazione dei costruttori europei, nell'area che comprende Unione Europea, Paesi Efta e Regno Unito, le immatricolazioni di nuove auto hanno raggiunto quota 1.407.332 unità, facendo segnare un incremento del 13,1% rispetto allo stesso mese del 2025.

Un risultato, questo, che assume un rilievo ancora maggiore se contestualizzato in un quadro economico globale ancora segnato da persistenti tensioni geopolitiche e da un contesto normativo in continua evoluzione per il settore dell'auto.

Il semestre positivo e il sorpasso delle cinesi

Guardando al periodo gennaio-giugno, il quadro che emerge è altrettanto confortante: le immatricolazioni complessive sono state 7.232.066, con un aumento del 6,1% rispetto ai primi sei mesi del 2025. Se ci si focalizza esclusivamente sui ventisette Paesi dell'Unione Europea, il dato di giugno parla di 1.147.962 vetture immatricolate, equivalenti a un +13,6%, mentre il semestre si attesta a 5.896.683 unità, in crescita del 5,7% su base annua.

A trainare questa corsa, in maniera sempre più evidente, sono i costruttori cinesi che, con i loro marchi, stanno letteralmente cambiando le gerarchie del mercato. Byd, ad esempio, ha fatto registrare un balzo del 145,5% nelle immatricolazioni nel primo semestre, piazzando 174.000 vetture e superando la statunitense Tesla che, pur crescendo del 54%, si è fermata poco oltre le 170.000 unità. Ancor più eclatante la performance di Leapmotor, cresciuta del 558% con 56.000 nuove auto, mentre Chery, presente con i marchi Jaecoo, Jetour e Omoda, ha guadagnato il 305% superando le 155.000 immatricolazioni.

Stellantis: volumi in crescita, quota in calo

In questo contesto di forte dinamismo, l'andamento del gruppo Stellantis offre uno spunto di riflessione articolato. Da un lato, i numeri assoluti sono positivi: a giugno il gruppo guidato da Antonio Filosa ha immatricolato 191.012 automobili nell'Europa occidentale, segnando un incremento del 5,3% rispetto a giugno 2025. Anche nel semestre il risultato è positivo, con 1.096.783 unità vendute e una crescita analoga del 5,3%.

Dall'altro lato, però, emerge un dato che interroga gli analisti: la quota di mercato di Stellantis è scesa al 13,6% a giugno, contro il 14,6% dello stesso mese dell'anno precedente. La perdita, seppur lieve, si attesta anche sul dato semestrale, dove la quota è passata dal 15,3% al 15,2%.

Considerando però anche i volumi del marchio cinese Leapmotor, con il quale Stellantis ha stretto una partnership industriale, la quota complessiva del gruppo nel semestre sale al 16%, un dato che attesta la rilevanza delle alleanze strategiche in un settore sempre più globalizzato e competitivo.

La transizione green accelera: ibride ed elettriche in crescita

Il report dell'Acea fotografa una trasformazione strutturale del parco auto europeo, con una chiara accelerazione verso le motorizzazioni elettrificate. Nel primo semestre del 2026, le auto ibride (Hev) hanno raggiunto quota 2.198.148 unità, rappresentando il 37,3% del mercato totale dell'Unione Europea, una crescita sostenuta in particolare dall'Italia (+23%) e dalla Spagna (+20,8%).

Parallelamente, le auto elettriche a batteria (Bev) hanno toccato una quota del 20,7% nell'Ue, in netta risalita rispetto al 15,6% del primo semestre 2025, con crescite a tre cifre in mercati chiave come Francia (+62,9%) e Germania (+48%). Ancora più marcato, in percentuale, il balzo delle ibride plug-in (Phev), che con 577.735 unità immatricolate hanno conquistato il 9,8% del mercato Ue, trainata da un boom in Italia (+84,3%) e Spagna (+39%).

A fronte di questa avanzata dell'elettrico, le tradizionali alimentazioni a benzina e diesel continuano a perdere terreno, scendendo complessivamente al 29,7% del mercato Ue, contro il 37,8% del 2025.

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