La famiglia nel bosco, il padre cambia strategia per riavere i figli: «Pronto a seguire le regole»
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Redazione Interno
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La complessa vicenda dei tre minori angloaustraliani allontanati dal casolare di Palmoli, nel cui ambito le ultime ordinanze del Tribunale per i minorenni dell’Aquila hanno disposto la separazione dei bambini anche dalla madre, registra in queste ore una significativa evoluzione nella posizione del padre, Nathan Trevallion. Una presa di distanza dalle scelte della moglie Catherine Birmingham, quella dell’uomo, maturata dopo che i giudici, nel provvedimento di allontanamento, avevano sostanzialmente distinto i ruoli dei due genitori, ritenendo il padre “adeguato” e contestando invece alla donna un atteggiamento non collaborativo con i servizi sociali. Una svolta che introduce un elemento di complessità in una situazione già di per sé intricata, laddove la linea dura e le polemiche pubbliche, secondo quanto ricostruito, avevano finito per aggravare la posizione dell’intero nucleo familiare, portando Nathan a un netto ravvedimento operativo: la volontà, espressa ai propri legali, di adeguarsi senza riserve alle normative italiane in materia di istruzione e sanità pur di ricostruire un percorso che porti al ricongiungimento.
La stretta sulla madre e le minacce alla presidente del Tribunale
Parallelamente al cambio di rotta del padre, la posizione della madre rimane critica. L’ordinanza che ne ha disposto l’uscita dalla casa famiglia di Vasto, dove i piccoli sono ospitati ormai da mesi, è stata eseguita nei giorni scorsi in un clima di forte tensione emotiva, con Catherine ripresa dalle telecamere mentre lasciava la struttura a bordo dell’auto del marito, il volto segnato dalla stanchezza e dalla disperazione. Un allontanamento che le consente ora solo videochiamate con i figli, mentre al padre, che quotidianamente li visita portando loro piccoli doni simbolici come le uova delle galline che allevavano nel bosco, è concesso di vederli ogni giorno nella struttura protetta, spesso accompagnato da parenti giunti dall’Australia. La durezza dello scontro, che ha travalicato i confini giudiziari per divenire caso politico, ha avuto come effetto collaterale l’innalzamento delle misure di vigilanza per la stessa presidente del Tribunale dei minori, Cecilia Angrisano, finita nel mirino di pesanti attacchi e minacce via social per le sue decisioni. Un clima incandescente, quello intorno alla struttura che accoglie i bambini, che ha portato la Garante per l’Infanzia della Regione Abruzzo, Alessandra De Febis, a denunciare episodi gravi, come le offese rivolte a una minorenne ospite della comunità, scambiata per un’operatrice durante un sit-in di solidarietà alla famiglia.
Le rassicurazioni della Garante e l’invio degli ispettori ministeriali
In questo contesto di acceso dibattito pubblico, alimentato anche dalle dichiarazioni di esponenti del governo e dalle strumentalizzazioni politiche in vista del referendum sulla giustizia, la Garante De Febis è intervenuta con una nota per smentire categoricamente alcune delle voci più allarmanti circolate negli ultimi giorni, in particolare quelle relative a un presunto e imminente rischio di adozione per i tre fratelli. Nessuna separazione definitiva dalla famiglia d’origine, dunque, e nessuna divisione tra i fratelli stessi, ha tenuto a precisare, sottolineando come il provvedimento in essere abbia carattere temporaneo e sia finalizzato esclusivamente alla tutela dei minori, non certo a una loro sottrazione definitiva al nucleo familiare. Misure di protezione, queste, che dovranno essere valutate alla luce di ulteriori accertamenti, anche a seguito dell’ispezione ordinata dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, il quale ha confermato l’invio degli ispettori al tribunale aquilano per fare piena luce sulla vicenda e sulle modalità con cui è stata gestita, sin dalla prima segnalazione dei servizi sociali dopo il ricovero della famiglia per un’intossicazione da funghi. Una verifica, quella del ministero, che si inserisce in un quadro già complesso e che dovrà fare i conti con il ricorso presentato dai legali della coppia per ottenere la sospensione dell’ordinanza di allontanamento.
La vita sospesa dei genitori in attesa del ricorso
Mentre l’iter giudiziario prosegue, in attesa che la Corte d’Appello si pronunci sull’istanza di sospensiva presentata dagli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, le esistenze dei due genitori scorrono parallele ma ormai divise. Catherine Birmingham è tornata a vivere nel casolare senza acqua né luce nel bosco di Palmoli, circondata dagli animali, in una solitudine carica di preoccupazione e scandita solo dalle brevi comunicazioni virtuali con i figli. Nathan Trevallion, invece, ha preso alloggio temporaneamente in un’altra abitazione della zona, più funzionale alla nuova strategia che intende perseguire, e continua a incontrare i bambini, cercando di mantenere vivo quel legame affettivo che la distanza fisica e le disposizioni giudiziarie hanno messo a dura prova. Una situazione di stallo, la loro, in bilico tra la speranza di un ritorno alla normalità e la realtà di un procedimento che valuterà, nei prossimi giorni e settimane, se e a quali condizioni quel nucleo familiare, un tempo unito e isolato dal mondo, potrà ricostituirsi.




