Donatella Rettore, 70 anni di ribellione e musica: da Castelfranco Veneto all'icona senza tempo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Vaporosa criniera biondo platino, sguardo accentuato da uno smokey eyes drammatico e un carisma che sa ancora di pepe: Donatella Rettore, nata l’8 luglio 1955 a Castelfranco Veneto, compie 70 anni senza aver smesso di essere, a tutti gli effetti, un’icona. Non solo per la musica che ha scritto e interpretato – testi sfacciati, melodie all’avanguardia – ma per quell’atteggiamento irriverente che l’ha resa un punto di riferimento per intere generazioni.
La sua carriera, iniziata accanto a Lucio Dalla, ha attraversato decenni senza mai adagiarsi su cliché. Se negli anni ’80 il successo di Kobra e Splendido splendente la consacrò come voce fuori dal coro, è con Lamette che Rettore ha impresso il suo marchio più indelebile, un brano che tornò a Sanremo nel 2024, a distanza di anni dalla prima partecipazione al Festival, all’epoca stroncata dalla critica. Ironia e dissacrazione, del resto, sono sempre state le sue armi migliori, tanto da ispirare, come lei stessa ha ricordato, artiste del calibro di Madonna e Lady Gaga.
«Oggi se non fai il cretino su TikTok non sei nessuno», ha dichiarato con la sua solita franchezza, sottolineando come il mondo della musica sia cambiato, e non sempre in meglio. Eppure, nonostante il passare del tempo, Rettore non ha perso quell’anticonformismo che l’ha spinta, a soli dieci anni, a scappare di casa per assistere a un concerto dei Rolling Stones. Ribellione e libertà, due parole che ancora la definiscono, anche se – come ha raccontato – la vita l’ha riportata a Castelfranco Veneto, dopo un breve periodo milanese finito tra tasse e condominii troppo salati.




