Perché il Golfo Persico è il principale teatro di una possibile escalation del conflitto USA-Iran

L'intensificarsi degli scontri tra Stati Uniti e Iran sta alimentando interrogativi su un possibile allargamento del conflitto. Secondo funzionari statunitensi citati da Reuters, le operazioni condotte finora potrebbero rappresentare delle “shaping operations”, ossia azioni preparatorie che creano le condizioni favorevoli per successive e più massicce operazioni militari. Questo non significa che sia stata presa o confermata la decisione di avviare un'offensiva terrestre o un'operazione su larga scala, ma evidenzia come il conflitto sia entrato in una nuova fase, in cui l'ipotesi di un'escalation regionale appare molto probabile. (Geopop)

Su altre testate

Che si trattasse di pozzi, raffinerie o petroliere, la geopolitica della regione ha sempre ruotato attorno all’oro nero. Per decenni, i conflitti nel Golfo Persico hanno avuto come unico grande bersaglio il petrolio. (Il Messaggero)

«Nonostantel'aggressione iraniana, lo Stretto di Hormuz resta aperto per iltransito di imbarcazioni comemrciali. Gli Stati Uniti hanno terminato l'ultima ondata di attacchi contro l'Iran, durante la quale sono stati presi di mira depositi per i droni e infrastrutturelogistiche militari. (Corriere della Sera)

Pur dichiarandosi aperta alla diplomazia, l'amministrazione Trump si sta scontrando con il rifiuto iraniano di allentare la presa sul corridoio petrolifero del Golfo Persico, sollevando interrogativi sulla strategia per la prossima fase del conflitto. (Borsa Italiana)

Guerra Usa-Iran, nuovo attacco a un data center Aws

Trattare con l’Iran o scatenare la guerra totale, Trump al bivio. E Bibi spinge per la guerra: "La minaccia nucleare non è stata eliminata" (La Notizia)

Superati gli scrupoli morali, la scelta della Casa Bianca dovrebbe rispondere a un solo criterio: l’interesse nazionale americano. Eppure questa volta il consueto paradigma utilitarista – il massimo beneficio per il maggior numero di cittadini – sembra essere scomparso dai radar. (il manifesto)

Come riportato dal quotidiano statale Sepah News, le Guardie rivoluzionarie hanno dichiarato di aver attaccato il sito con “diversi missili da crociera e di averlo distrutto” il 20 luglio, ma Aws non ha per ora confermato se il suo sito sia stato preso di mira e non sono stati aggiunti aggiornamenti alla sua pagina sullo stato delle operazioni in Bahrein. (CorCom)