L’Iran in piazza mentre lo scontro con Israele rischia di allargarsi
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Redazione Esteri
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La tensione tra Israele e Iran, dopo l’ultima escalation militare, rischia di trasformarsi in un conflitto prolungato, con ripercussioni che potrebbero superare il semplice obiettivo di colpire le installazioni nucleari iraniane. Intanto, nelle città dell’Iran, da Teheran a Shiraz, da Tabriz a Isfahan, migliaia di persone sono scese in strada dopo le preghiere del venerdì, riempiendo piazze che non vedevano una tale partecipazione da anni. Le immagini trasmesse dalla televisione di Stato mostrano una protesta compatta contro Israele, segno di un malcontento che, seppur canalizzato dal regime, riflette anche un clima di crescente pressione interna.
Mentre la popolazione manifesta, il sistema di potere iraniano sta subendo una trasformazione silenziosa ma radicale. Secondo l’analisi di Nicoletta Pedde dell’Istituto Global Studies, i Pasdaran – i Guardiani della Rivoluzione – si stanno consolidando come forza dominante, riducendo la Guida Suprema, Ali Khamenei, a una figura sempre più simbolica. Quella che era la "prima generazione" della rivoluzione del 1979, legata al clero, è ormai residuale, soppiantata da una "seconda generazione" proveniente dall’apparato militare, che controlla già larga parte dell’economia e delle istituzioni. Un cambiamento che, se confermato, potrebbe ridefinire gli equilibri interni del Paese.
Intanto, Israele non nasconde le sue intenzioni. Durante l’Assemblea generale dell’Onu dello scorso settembre, il premier Benjamin Netanyahu ha usato toni durissimi, paragonando la minaccia iraniana a una "maledizione" da contrastare con ogni mezzo. E se le sue parole potevano sembrare una provocazione, ora circola con sempre maggiore insistenza l’ipotesi che l’obiettivo non sia solo indebolire l’Iran, ma colpire direttamente la sua leadership. L’idea di un’azione mirata contro Khamenei, per quanto estrema, è stata presa sul serio al punto da spingere Vladimir Putin a intervenire: il presidente russo ha espresso la speranza che simili dichiarazioni rimangano "pura retorica", ma il fatto che abbia sentito il bisogno di precisarlo la dice lunga sul clima teso.




