Inchiesta arbitri, il pm Ascione convoca Zazzaroni: “Si naviga a vista”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La lunga scia di testimoni che sfilano nell’ufficio del pm Maurizio Ascione, a Milano, si arricchisce di un nuovo, eccentrico tassello: il giornalista Ivan Zazzaroni, direttore del “Corriere dello Sport” e noto volto televisivo, è stato ascoltato in queste ore come persona informata sui fatti. Una convocazione che, nelle intenzioni di chi indaga sul sistema arbitrale italiano, punta a chiarire meccanismi opachi, voci e dinamiche interne a un mondo – quello dei fischietti e delle sale Var – da mesi sotto la lente della procura. Fabio Ravezzani, direttore di Telelombardia, ha commentato con il suo consueto tono tranchant su X: “Nella rutilante inchiesta arbitropoli è stato convocato a Milano anche Ivan Zazzaroni. Il pm Ascione non si nega proprio nulla”. Poi l’affondo, che sa di bilancio interlocutorio: “Più passano i giorni e maggiore diventa la sensazione che dopo un anno si stia navigando a vista senza un solo avviso di garanzia che riguardi club di A”.

La “sfilata” dei testimoni e il ruolo di Zazzaroni

L’ingresso del direttore del “Corriere dello Sport” negli uffici del pm, avvenuto nella mattinata, conferma l’interesse della procura per il racconto di chi, per mestiere, ha osservato da vicino le pieghe del potere calcistico. Nessuna accusa, per ora, nei suoi confronti: Zazzaroni è stato sentito come teste, al pari di altri professionisti dell’informazione convocati nei giorni scorsi. Una “sfilata” – come l’ha definita qualcuno – che testimonia la volontà di Ascione di non lasciare intentato alcun filone, nemmeno quello legato alle chiacchiere da studio televisivo o ai retroscena raccolti dai cronisti. Il punto, sottolinea Ravezzani, è che dopo mesi di audizioni (e dopo aver sentito decine di protagonisti del pallone), gli atti non hanno ancora prodotto un’imputazione formale nei confronti delle società di Serie A.

Le “bussate” alla Var e lo spaccato di Viglione

Il giorno prima, i pubblici ministeri avevano ascoltato un altro testimone di peso: l’avvocato amministrativista Giancarlo Viglione, legale della Figc, nonché responsabile delle Relazioni istituzionali e dell’Ufficio legislativo della federazione. Una figura, quest’ultima, che ha offerto – secondo quanto trapela dagli ambienti giudiziari – uno “spaccato importante” sulla questione delle cosiddette “bussate” alla sala Var. Episodi, questi, riferiti alla scorsa stagione di campionato, durante i quali qualcuno avrebbe cercato di influenzare le decisioni arbitrali in tempo reale, magari con contatti non autorizzati o pressioni esterne. Il racconto di Viglione, fedelissimo dell’ex presidente della Figc Gravina (carica per la quale si fa riferimento a un passato non più attuale), potrebbe fornire agli inquirenti la chiave per interpretare vecchie denunce finora rimaste senza riscontri concreti.

L’assenza di avvisi di garanzia e il “navigare a vista”

Il nodo, per chi segue l’andamento delle indagini, resta però l’apparente staticità del procedimento. “Più passano i giorni”, scrive Ravezzani, “e la sensazione è che dopo un anno si stia navigando a vista”. Nessun club di Serie A ha ricevuto un avviso di garanzia, nessun dirigente è stato formalmente iscritto nel registro degli indagati per fatti legati alle presunte interferenze arbitrali. Ciò non significa, naturalmente, che l’inchiesta sia destinata a chiudersi con un nulla di fatto: gli ascolti di Zazzaroni e Viglione rappresentano tentativi – forse gli ultimi prima di una decisione – di raccogliere elementi utili a trasformare i sospetti in capi d’accusa. Tutto, per ora, resta sospeso tra la rutilante cronaca milanese e il silenzio dei fascicoli.

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