Cesare Cremonini, la fame di musica e la strada che porta agli stadi

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   “La musica non è libera, si è chiuso un cerchio. Non si giudica per gusti, non è il gelato al Puffo”. Cesare Cremonini, che abbiamo incontrato per il lancio di “CremoniniLIVE25”, triplo album dal vivo testimonianza dell'ultimo tour negli stadi, delinea con queste parole, nette e perentorie, una filosofia artistica che rifugge le categorizzazioni superficiali. L’artista, il cui spirito inquieto traspare da un’insolita “fame di ritrovarsi” persino dopo un successo di tale portata, ha presentato l’opera al Teatro, durante la Milano Music Week, sottolineando come il progetto sia la cristallizzazione di un percorso musicale che ha toccato tredici grandi stadi italiani, luoghi divenuti cardinali nella sua narrazione personale e professionale. Il disco, lanciato dal singolo "Ragazze Facili" che vede la partecipazione dell’amica Elisa, non è una semplice registrazione, bensì il diario di un’esperienza collettiva e travolgente.

Il suono degli stadi e la concretezza di un sogno

“Non è più concesso vivere la vita senza un sogno”, afferma Cremonini con una solida convinzione che fa da colonna portante non solo al disco ma a un intero modo di intendere l’esistenza. Una visione, la sua, che trova nella dimensione dal vivo la sua massima espressione e che, attraverso “CremoniniLIVE25”, si propone di trasmettere a chi quegli stadi non li ha potuti vivere in prima persona. Il tour, che ha totalizzato seicentomila biglietti venduti e ha toccato tredici diversi palcoscenici a cielo aperto, rappresenta un traguardo concreto, un punto d’arrivo che però per un artista come lui – che si definisce “uno che ha sempre fame” – si trasforma immediatamente in un nuovo punto di partenza. La stessa uscita dal tour è stata caratterizzata, come lui stesso racconta, dal desiderio di “ritrovarsi”, quasi a voler metabolizzare l’immensità di quanto vissuto per poi rielaborarlo in nuove forme.

La paura, l'emozione e il valore dei contrasti

Nonostante una carriera consolidata e successi recenti come il doppio platino ottenuto da “Alaska Baby”, Cremonini confessa di “provare ancora paura ed emozione”. È proprio in questo dualismo, in questa tensione perpetua, che l’artista individua “il bello della mia carriera”, ovvero “vivere di contrasti”. Questa condizione, che lui non nasconde e anzi abbraccia, è forse il motore di una ricerca artistica continua, di quella libertà creativa che lo spinge a sperimentare senza sosta. L’album dal vivo diventa quindi non una mera celebrazione, ma un documento di questa energia vibrante, della capacità di trasformare l’apparente fragilità dell’emozione in una forza travolgente capace di unire centinaia di migliaia di persone.

La vita oltre la musica e il controllo perduto

In un racconto che si dipana tra ricordi di palco e riflessioni personali, Cremonini svela un lato più intimo e passionale, legato alle sue origini e ai suoi affetti. “Il Bologna mi fa perdere il controllo”, ammette, parlando di quella squadra di calcio che rappresenta un legame viscerale con la sua città. E poi, accennando a una cena ideale con personaggi dello sport come Panatta e Tomba, dipinge un quadro di relazioni autentiche, di quell’umanità che sta dietro al personaggio pubblico. È lo stesso approccio che applica alla musica, dove il sogno e i progetti futuri, come quello di un nuovo album in studio, diventano un antidoto alla mancanza di serenità, una strategia per navigare le complessità della vita e dell’arte.

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