MotoGP thailandese a rischio: il circuito di Buriram diventa campo profughi
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Redazione Esteri
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Mentre il calendario della MotoGP 2026 è stato appena annunciato, la prima tappa in programma – il Gran Premio di Thailandia – potrebbe già saltare. Il circuito internazionale di Buriram, che avrebbe dovuto ospitare la gara d’apertura, è stato trasformato in un campo profughi per civili in fuga dagli scontri al confine tra Thailandia e Cambogia. Le immagini diffuse sui social mostrano famiglie accampate lungo le tribune e nelle aree di servizio, mentre le moto da corsa sono state sostituite da tende e beni di prima necessità.
Il conflitto, scoppiato il 23 luglio dopo anni di tensioni mai risolte, ha raggiunto un’intensità tale da spingere l’Onu a convocare un Consiglio di sicurezza d’urgenza. La Cambogia ha chiesto un cessate il fuoco immediato, ma gli scontri – che hanno coinvolto carri armati, artiglieria e truppe di terra – hanno già causato oltre trenta vittime. Migliaia di persone, tra cui bambini e anziani, hanno trovato rifugio nei templi al confine o in strutture pubbliche riconvertite, come appunto l’autodromo di Buriram, situato a circa 400 chilometri dalla zona critica.
La disputa territoriale tra i due Paesi risale al secolo scorso, quando i francesi, allora potenza coloniale, tracciarono confini oggi contestati. Due sentenze della Corte internazionale di giustizia non sono riuscite a placare le rivendicazioni, e dopo una serie di incidenti minori, la situazione è precipitata in pochi giorni. Intanto, l’ex primo ministro thailandese Thaksin Shinawatra – figura ancora influente nonostante gli anni di esilio e le condanne – è apparso in prima linea tra gli sfollati nella provincia di Ubon Ratchathani, distribuendo pasti e assistenza.




