Cisgiordania, scontri e raid notturni: sei morti e decine di arresti nel giorno di tensione

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il bilancio provvisorio, destinato verosimilmente a pesare come un macigno sull'ennesima giornata di sangue, parla di sei vittime: quattro palestinesi e due israeliani. A far precipitare la situazione, in una Cisgiordania già messa in ginocchio dall'occupazione e dalla morsa degli insediamenti, è stata una sparatoria nei pressi di Nablus, un episodio che ha subito innescato una reazione a catena, alimentata dalla presenza sempre più ingombrante dei coloni e dalle operazioni notturne delle Forze di difesa israeliane.

La sparatoria sulle colline di Nablus e l'assalto dei coloni a Sarra

Il primo focolaio di tensione si è acceso ieri mattina, quando sulle colline che circondano Nablus uno scambio di colpi d'arma da fuoco è costato la vita a quattro palestinesi e a due cittadini israeliani. La dinamica dell'accaduto, ancora avvolta nella nebbia delle opposte ricostruzioni, rischia di restare senza una verità processuale certa, anche perché le pietre di quelle stesse colline, come spesso accade nei Territori occupati, non raccontano mai chi abbia sparato per primo.

Nel giro di poche ore, tuttavia, la tensione non solo non si è placata, ma ha trovato un nuovo e violento sfogo nella cittadina di Sarra, situata a pochi chilometri dal luogo della sparatoria, dove decine di coloni israeliani hanno fatto irruzione scatenando un'ondata di violenza e devastazione, in quella che alcuni residenti hanno descritto come una spedizione punitiva dai contorni inquietanti.

La furia dei coloni e la risposta dell'Idf tra raid e arresti

Mentre le fiamme e i roghi divampavano tra le abitazioni e le auto di Sarra, gli stessi coloni coinvolti nell'attacco hanno provato a ridimensionare la portata dell'accaduto, definendolo niente più che "un'escursione" organizzata nella zona. Una versione dei fatti che stride pesantemente con le immagini di distruzione arrivate dalla cittadina palestinese, dove decine di persone hanno perso i loro beni e si sono viste costrette ad abbandonare le proprie case per mettersi in salvo.

Il governo di Tel Aviv, da parte sua, non ha condannato ufficialmente l'accaduto, limitandosi a registrare quanto stava accadendo in un momento estremamente delicato per l'esecutivo, in caduta libera nei sondaggi in vista delle elezioni del 27 ottobre e alla ricerca di una prova di forza che possa riconquistare consensi tra l'elettorato più radicale, trasformando ogni nuova crisi in un'opportunità politica.

La notte di incursioni dell'Idf e la strategia dell'accerchiamento

Con il sopraggiungere della notte, poi, il quadro si è ulteriormente aggravato con una vasta operazione delle Forze di difesa israeliane, che hanno battuto palmo a palmo numerose località della Cisgiordania. I soldati hanno condotto perquisizioni casa per casa e proceduto a decine di fermati, concentrandosi in particolare nel villaggio di Tell, dove sono state setacciate circa settanta abitazioni e arrestate una cinquantina di persone, un numero che da solo dà la misura della portata del rastrellamento.

Due palestinesi sono rimasti feriti nel corso delle operazioni, mentre incursioni analoghe sono state segnalate anche nei distretti di Jenin, Tulkarem, Qalqilya e naturalmente nella stessa area di Nablus, dove tutto era cominciato.

Quella che si sta delineando è una strategia di accerchiamento e pressione continua, che mira a comprimere sempre più lo spazio vitale dei palestinesi nei Territori, in un momento storico in cui la regione intera trattiene il fiato per l'eventuale intensificazione dell'offensiva americana contro l'Iran.

I raid notturni e le operazioni di polizia, per quanto cruente e devastanti per la popolazione civile, rispondono a una logica ben precisa, che va al di là della mera gestione dell'ordine pubblico e si inserisce nel più ampio progetto di consolidamento dell'occupazione, con l'obiettivo dichiarato di rendere sempre più difficile la vita quotidiana delle comunità palestinesi, dissuadendole da qualsiasi forma di resistenza e allo stesso tempo preparando il terreno per la futura annessione di ampie fette di territorio.

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