Morto Francesco Pazienza, l’agente segreto che intrecciò la sua vita con i grandi misteri italiani

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Francesco Pazienza, figura chiave di alcuni dei più oscuri capitoli della storia recente del Paese, è morto a 79 anni nell’ospedale di Sarzana. Ex agente del Sismi, massone, uomo d’affari e protagonista di trame che ancora oggi suscitano interrogativi, aveva scelto Lerici, nel Golfo dei Poeti, come ultimo rifugio, lontano dai clamori ma non dall’ombra delle vicende che lo avevano reso celebre.

Nato nel 1946 in provincia di Taranto, Pazienza - che amava definirsi "il Disubbidiente", come recitava il titolo della sua autobiografia - aveva attraversato decenni di storia italiana con un ruolo spesso ambiguo, tra servizi segreti, affari opachi e legami con organizzazioni clandestine. La sua carriera, iniziata formalmente come medico mai esercitante, lo aveva portato ben presto lontano dagli ospedali, dentro i corridoi del potere e del contro-potere.

Condannato per depistaggio nelle indagini sulla strage di Bologna del 1980, il suo nome era emerso anche nell’inchiesta sul crack del Banco Ambrosiano, così come nelle trame della loggia P2 di Licio Gelli. E ancora, secondo alcune ricostruzioni, avrebbe avuto un ruolo nei negoziati per la liberazione di Ciro Cirillo, il politico democristiano sequestrato dalle Brigate Rosse nel 1981 e rilasciato dopo trattative in cui si sospettò l’intermediazione della camorra.

Pazienza, che negli anni Ottanta divenne il primo a essere etichettato come "faccendiere", aveva sempre negato le accuse più gravi, pur ammettendo di aver agito spesso in zone d’ombra. "Rispondevo alla mia coscienza, non agli ordini", ripeteva, in un ritratto che lo vedeva - foulard elegante e pistola alla cintola - incarnare l’archetipo dell’uomo di collegamento tra mondi solo apparentemente distanti.

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