Iran, l'attesa dei parenti a Fiumicino per il ritorno dei turisti italiani bloccati
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Redazione Esteri
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L’aeroporto Leonardo da Vinci si è trasformato, nella tarda mattinata di oggi, in un palcoscenico di tensione e speranza silenziosa, quello stesso scenario che accoglie ogni giorno migliaia di viaggiatori ma che, in circostanze come queste, finisce per restituire un'immagine del tutto diversa del fenomeno dei trasporti aerei. Sotto le maxi-schermate dove sino a pochi giorni fa scorrevano, con una certa routine, le partenze per Dubai e Abu Dhabi, oggi si contano decine e decine di cancellazioni, un bollettino che a livello regionale parla di cifre impressionanti: solo nello scalo di Dubai, i voli cancellati hanno raggiunto quota 473, pari al 78 per cento del totale, mentre ad Abu Dhabi si registra una paralisi che coinvolge oltre 121 collegamenti, con più di un decollo su due semplicemente azzerato.
La Farnesina, attraverso la sua Unità di Crisi e la Task Force Golfo istituita nelle ultime ore, ha lavorato senza sosta per dipanare una matassa diplomatica e logistica complessa, muovendosi tra gli spazi aerei chiusi e gli aeroporti trasformati in hub fantasma, e il primo risultato tangibile di questo sforzo è arrivato nel pomeriggio. Un volo charter, partito da Muscat, la capitale dell'Oman, ha toccato terra a Fiumicino riportando a casa 127 cittadini italiani, un gruppo eterogeneo composto da turisti rimasti bloccati in quel lembo di penisola arabica o trasferiti proprio dagli Emirati, dove la situazione, complici i detriti caduti dopo le intercettazioni e i raid, si è fatta nel frattempo insostenibile.
Sul piazzale delle arrivi, in un viavai di auto private e van della stampa, c’erano loro, i familiari di chi ancora attende di poter riabbracciare i propri cari, un'umanità varia che ha vissuto le ultime quarantotto ore con il telefono incollato all'orecchio, cercando di captare notizie rassicuranti in un mare di voci contrastanti. Molti di questi connazionali, va ricordato, non si trovavano a Dubai o Abu Dhabi per una semplice vacanza: c’è chi ci vive e lavora da anni, e chi invece era solo di passaggio, magari diretto verso le Maldive o l’Oriente, e si è visto chiudere i cieli in faccia, costretto a una sosta forzata in alberghi ormai saturi o addirittura sulle navi da crociera ferme in rada, come nel caso della Msc Euribia, bloccata nel porto di Dubai con a bordo decine di italiani.
Il dispositivo diplomatico e le operazioni per il trasferimento via Oman
Il canale omanita, in questo frangente, si è rivelato una valvola di sfogo fondamentale, una sorta di porta stretta attraverso cui far defluire, con ordine, quanti più connazionali possibile, sfruttando la relativa stabilità dello spazio aereo del sultanato. Le ambasciate a Muscat, Abu Dhabi e Dubai, come confermano fonti diplomatiche, hanno lavorato a ritmo continuo per favorire questi trasferimenti via terra o con voli interni, organizzando convogli e trasporti verso aeroporti operativi, in una regione in cui anche solo spostarsi di poche centinaia di chilometri è diventata un'impresa complessa, fatta di check point e controlli. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nel corso di un’audizione parlamentare, ha fornito un quadro preciso della presenza italiana nell'area, parlando di circa 70mila connazionali tra residenti e temporanei, con una concentrazione massima negli Emirati, dove si contano circa 30mila italiani solo tra Dubai e Abu Dhabi, senza dimenticare i 20mila residenti in Israele, altra area caldissima del conflitto.
La situazione negli aeroporti del Golfo e le stime sui rientri
Mentre a Fiumicino atterrava il charter da Mascate, i corridoi umanitari restavano comunque sottili e contingentati: Etihad Airways, la compagnia di bandiera di Abu Dhabi, ha annunciato una ripresa parziale delle operazioni, ma solo con voli di rimpatrio e cargo, previa autorizzazione delle autorità emiratine e rigorose verifiche di sicurezza, e comunque limitatamente alla serata odierna. L’Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa) continua a sconsigliare con forza a tutte le aviolinee europee di solcare i cieli di ben dieci paesi della regione, tra cui Iran, Iraq, Israele, Giordania, Kuwait, Libano, Oman, Qatar, Arabia Saudita e gli stessi Emirati Arabi Uniti, una lista che di fatto impedisce qualsiasi volo di linea diretto e che costringe a deviazioni su rotte più lunghe e costose attraverso il Caucaso o l’Arabia Saudita meridionale.
Per martedì 3 marzo è già stato annunciato il rientro di circa 200 studenti minorenni, un gruppo partito per un viaggio d'istruzione e finito al centro di una crisi internazionale che nulla aveva a che fare con i programmi scolastici. La loro partenza avverrà con un volo speciale Abu Dhabi-Milano, un ulteriore tassello di un piano di evacuazione che la task force sta cercando di mettere a punto anche per i tanti altri italiani sparsi nella regione, compresi quelli rimasti incastrati in Qatar e Bahrein, per i quali si sta valutando un trasferimento via terra fino a Riad, in Arabia Saudita, dove gli aeroporti sembrano garantire una maggiore operatività. Il racconto di chi è ancora lì, come quello della showgirl Luisa Corna, bloccata a Dubai dopo un evento artistico, parla di un clima di grande tensione e insicurezza, di auto ferme per le strade e scuole chiuse, una sorta di lockdown imposto dalla paura più che da un coprifuoco ufficiale.
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Description: Arrivato a Fiumicino il primo charter con 127 italiani dall'Oman. La Farnesina organizza i rientri mentre la tensione nel Golfo paralizza gli aeroporti.




