Cavalli in fuga per i botti, sospesi 4 agenti della polizia locale di Roma (ed esclusi dalla parata del 2 giugno)
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Redazione Interno
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Roma – A distanza di ore dal caos che ha trasformato la via Cristoforo Colombo in un ippodromo impazzito, con trentadue cavalli lanciati al galoppo tra le auto seminando panico e feriti, il comandante generale della polizia locale Mario De Sclavis ha rotto il silenzio con un provvedimento che, sebbene definito “cautelativo”, suona come una prima, pesante condanna.
I quattro agenti coinvolti nell’accensione della batteria di fuochi d’artificio – un gesto che l’esponente delle forze dell’ordine avrebbe successivamente giustificato con una generica intenzione “festeggiare” la riuscita delle prove generali – sono stati sospesi dai servizi operativi ed esclusi in via preventiva dalla parata del 2 giugno, dove non sfileranno ai Fori Imperiali.
“Le indagini sono tuttora in corso”, ha precisato De Sclavis nel corso di un punto stampa, specificando che “sarà necessario attendere il completamento degli accertamenti per definire con precisione le responsabilità individuali” prima di procedere con sanzioni disciplinari più severe.
Una precisazione, la sua, che mira a separare nettamente l’errore dei singoli dall’intera divisa: “Domani la polizia locale sfilerà a testa alta”, ha ribadito, rigettando qualsiasi tentativo di generalizzazione.
La “malsana usanza” dei petardi e il vuoto di disciplina nelle pieghe della notte
Non si tratta, come qualcuno tra gli agenti ascoltati avrebbe inizialmente ipotizzato, di una “tradizione” consolidata, quanto piuttosto di una “malsana usanza” che, stando a quanto emerso, lo stesso Stato maggiore della Difesa aveva tentato di arginare invano.
Un divieto, quello di sparare razzi al termine delle esercitazioni, che era già stato scritto nero su bianco nel “vademecum” distribuito ai reparti in addestramento, ma che venerdì scorso è stato clamorosamente disatteso.
A pagarne le spese non sono stati solo i trentadue equini – alcuni dei quali, secondo fonti investigative, avrebbero riportato ferite tali da rendere necessario l’abbattimento di un esemplare – ma anche quattro militari rimasti travolti nel tentativo di arginare la fuga.
Tra questi, una giovane soldatessa dei Lancieri di Montebello e una poliziotta, la cui prognosi, sebbene seria per le fratture e i traumi riportati, non desterebbe al momento preoccupazioni gravi per la loro incolumità.
I carabinieri della compagnia Roma Centro, che hanno acquisito i filmati delle telecamere di sorveglianza, stanno ora verificando la posizione di ciascuno dei quattro agenti sospesi: c’è chi ha acceso materialmente la miccia – un cinquantenne entrato di recente nel corpo – e chi si limitava a essere presente, magari semplicemente assistendo senza opporsi.
Sospensione “a tutela” e l’ombra degli improperi
La decisione di allontanare i quattro agenti dalla parata, così come di rimuoverli dai servizi operativi sul territorio, è stata motivata dal comandante De Sclavis non solo come un atto dovuto per la gravità dell’accaduto, ma anche come una misura di protezione nei loro stessi confronti.
“Potrebbero essere oggetto di qualche improperio, magari da parte di qualche sconsiderato”, ha dichiarato il capo dei vigili, ipotizzando che in un momento di stress per il corpo – reduce da un episodio di cronaca così negativo – la presenza in divisa di questi uomini potesse innescare reazioni violente o comunque spiacevoli tra i cittadini o gli stessi colleghi.
Una lettura, la sua, che sposta l’attenzione sulle possibili ripercussioni psicologiche e sociali di un gesto che, al di là del danno materiale alle auto danneggiate lungo la Cristoforo Colombo, ha gravemente minato la percezione pubblica di chi dovrebbe rappresentare l’ordine.
Il provvedimento, quindi, assume i contorni di una doppia messa in mora: disciplinare, in attesa della procura, e operativa, per evitare che l’eventuale ostilità dell’ambiente di lavoro possa degenerare ulteriormente.
L’esclusione dalla parata e i nodi giudiziari ancora da sciogliere
Se dal punto di vista formale nessuno dei quattro è al momento iscritto nel registro degli indagati – e De Sclavis ha tenuto a precisare di non poter sospendere alcuno senza il via libera dell’autorità giudiziaria – l’esclusione dalla sfilata del 2 giugno rappresenta un’umiliazione pubblica non indifferente per un corpo che si preparava a celebrare la Festa della Repubblica.
Il gruppo pronto intervento traffico (Gpit), a cui appartengono i quattro, perderà quei rappresentanti, mentre il plotone d’onore sfilante sarà composto da agenti “certificati” come estranei ai fatti.
La procura di Roma, intanto, stringe il cerchio sulle testimonianze raccolte: la ricostruzione della simultaneità tra lo scoppio dei petardi e la fuga degli animali appare ormai difficilmente contestabile.
E se l’agente che ha confessato di aver acceso i fuochi per “goliardia” ha già avuto modo di formulare le sue scuse, resta ancora da chiarire se vi sia stata una preventiva consapevolezza del pericolo da parte dei colleghi che lo accompagnavano, o se la “tolleranza” per queste pratiche fosse talmente radicata da essere considerata, erroneamente, una consuetudine innocua.




