Il weekend di Santa Lucia tra anticiclone, smog e nebbie, con uno sguardo a possibili cambiamenti
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Redazione Interno
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Il fine settimana dedicato a Santa Lucia, come del resto l’intera settimana che lo precede, si presenterà sotto l’egida di un robusto campo di alta pressione, una struttura barica tanto estesa quanto ingombrante che continua a stendere il proprio dominio su gran parte del Mediterraneo e dell’Europa centro-meridionale. Questo promontorio anticiclonico, tipico delle configurazioni invernali più stabili, agisce da baluardo quasi insormontabile, respingendo con sistematica efficacia l’avanzata delle perturbazioni atlantiche e impedendo l’ingresso di correnti d’aria più fredde e rinfrescanti. Ne consegue, di necessità, una situazione meteorologica caratterizzata da una generale stabilità, con cieli spesso sereni o poco nuvolosi e temperature che, soprattutto in quota, mantengono un profilo insolitamente mite per il periodo.
Gli effetti collaterali della persistenza anticiclonica
La contropartita di questo dominio barico, che qualcuno definisce anacronistico rispetto alle attese stagionali, è però duplice e porta con sé conseguenze tangibili. Da un lato, la mancanza di ricambi d’aria e di fenomeni precipitativi, anche minimi, favorisce il progressivo accumulo di inquinanti negli strati più bassi dell’atmosfera, con un peggioramento marcato della qualità dell’aria che si respira nelle aree urbane e nelle pianure più industrializzate. Dall’altro, la mitezza persistente alle medie e alte quote agisce in maniera deleteria sul già precario manto nevoso alpino e appenninico, erodendolo ulteriormente e compromettendo le condizioni per gli sport invernali. A ciò si aggiungono, quasi come firma quotidiana di questa configurazione, le inversioni termiche notturne e mattutine, fenomeni che intrappolano l’aria fredda e umida al suolo, generando estese formazioni nebbiose, foschie dense e banchi di nubi basse che possono persistere per intere giornate, limitando la visibilità e conferendo una luce lattiginosa e smorta ai paesaggi.
I primi segnali di cedimento e uno scenario incerto per il Natale
Sebbene l’anticiclone dimostri una tenace resistenza, i modelli matematici iniziano a intravedere, seppur in lontananza, i primi potenziali segnali di un suo graduale indebolimento, partendo proprio dai settori più meridionali del bacino del Mediterraneo. Già nelle ultime ore, infatti, si sono registrati episodi di forte instabilità a Malta, con temporali intensi che potrebbero interessare, seppur in misura minore, anche aree come Lampedusa e Linosa. Questi eventi, per quanto localizzati, potrebbero prefigurare un lento cambio di passo. Le proiezioni, per quanto ancora vaghe e soggette a significative revisioni, suggeriscono infatti che sul finire della seconda decade di dicembre, orientativamente dopo il 20 del mese, la staticità dell’alta pressione potrebbe subire una prima incrinatura, aprendo la porta a un possibile ritorno di piogge e, sulle montagne, di nuove precipitazioni nevose.
La difficile previsione sul periodo festivo
Restando nell’ambito di quanto si può ragionevolmente ipotizzare, appare però del tutto prematuro, se non azzardato, scendere nel dettaglio di quello che potrebbe accadere nel cuore del periodo natalizio. La domanda su quale tempo troveremo per le feste rimane, al momento, priva di una risposta certa. Non è chiaro, infatti, se l’eventuale cedimento della struttura anticiclonica possa condurre a un cambiamento duraturo della circolazione generale, magari con l’ingresso di perturbazioni più organizzate, o se si tratterà invece di una breve parentesi, una pausa effimera seguita dal rapido ripristino delle condizioni di alta pressione. Quel che si può affermare con un buon grado di confidenza è che almeno fino a metà mese, la situazione sembra destinata a perpetuarsi, regalandoci ancora giornate dominate dalla stabilità, dalla nebbia e da un cielo spesso velato, mentre il termometro continuerà a segnare valori anomali per la stagione.




