Sinner e Alcaraz, il tennis sogna una nuova era dopo la finale epica del Roland Garros
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Redazione Sport
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Quella che avrebbe potuto essere una semplice partita si è trasformata in un capitolo della storia del tennis. Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, divisi dal punteggio ma uniti dalla capacità di trascinare milioni di spettatori in un’epica battaglia di cinque ore e ventinove minuti, hanno scritto al Roland Garros il match più lungo della manifestazione, superando ogni aspettativa. Non solo per la durata, ma per l’intensità di uno scontro che ha fatto dimenticare, almeno per una sera, l’era dei "Big Three".
Il New York Times, che pure non è avaro di elogi quando si tratta di sport, ha definito quell’incontro «l’inizio di una rivalità che il tennis attendeva». Se Federer, Nadal e Djokovic hanno dominato per vent’anni, lasciando un vuoto difficile da colmare, Sinner e Alcaraz sembrano averne raccolto l’eredità senza timore. L’italiano, fresco numero uno al mondo, e lo spagnolo, già capace di vincere due Slam a soli ventun anni, hanno mostrato uno stile che va oltre la tecnica: un mix di fisicità, intelligenza tattica e quella rara capacità di trasformare ogni scambio in spettacolo.
Che il tennis non sia più uno sport per élite, come qualcuno ancora sostiene, lo dimostrano i numeri: l’interesse suscitato dalla finale ha travalicato i confini europei, arrivando fino agli Stati Uniti, nonostante il fuso orario sfavorevole. E se in Italia si è parlato soprattutto di Sinner, in Spagna di Alcaraz, il resto del mondo ha applaudito entrambi, riconoscendo in loro il futuro di una disciplina che cercava nuovi protagonisti.
Quello che colpisce, al di là dei numeri e dei record, è l’eleganza con cui i due hanno interpretato il gioco. «Sembra quasi una danza», ha osservato qualcuno, riferendosi alla loro capacità di muoversi in campo con una fluidità che nasconde la fatica. Eppure, sotto quella apparente leggerezza, si nasconde una determinazione feroce: Alcaraz, con i suoi picchi di potenza, e Sinner, con la precisione chirurgica dei colpi, hanno dimostrato che il tennis moderno può essere al tempo stesso arte e combattimento.




