Eurovision 2026, la Croazia conferma la sua presenza nonostante le polemiche
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Mentre le polemiche sulla partecipazione di Israele continuano ad accendere il dibattito, un’altra nazione, la Croazia, ha ufficializzato la propria iscrizione all’Eurovision Song Contest 2026. L’emittente pubblica HRT, dopo alcuni giorni di attesa che avevano fatto sorgere qualche dubbio, ha annunciato che sarà presente alla kermesse in programma alla Wiener Stadthalle di Vienna dal 12 al 16 maggio.
Una decisione, questa, che si pone in netto contrasto con le posizioni di alcuni ex partecipanti croati, come Marko Bosnjak, i quali avevano espresso forti perplessità. L’adesione di Zagabria avviene dunque in maniera incondizionata, a prescindere dall’esito della querelle che coinvolge Israele, dimostrando come il percorso verso l'Eurovision 2026 sia ancora segnato da profonde divergenze.
Oltre a confermare la partecipazione, HRT ha anche delineato il metodo di selezione del proprio rappresentante, che sarà scelto ancora una volta attraverso il festival Dora. È stata infatti già aperta la “open call” per l’invio dei brani, dalla quale emergeranno le ventiquattro proposte che si contenderanno la vittoria nell’edizione del febbraio 2026. Un meccanismo consolidato, quindi, che procede nonostante il clima di incertezza che avvolge l’intera manifestazione.
Proprio in Italia, la questione ha assunto toni particolarmente accesi. Tre consiglieri di amministrazione della Rai – Alessandro Di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale – hanno chiesto formalmente che il servizio pubblico italiano rinunci a prendere parte all’evento qualora la partecipazione di Israele venisse confermata. Nella loro nota, i tre amministratori hanno sottolineato come “la presenza italiana, senza alcuna forma di dissenso o segnale simbolico, potrebbe essere interpretata come una legittimazione silenziosa di ciò che sta accadendo”, riferendosi alla situazione a Gaza.
La posizione dei consiglieri si inserisce in un contesto europeo già movimentato, citando esplicitamente le decisioni di emittenti pubbliche come quelle di Olanda, Irlanda, Islanda, Slovenia e Spagna, le quali hanno già preannunciato il proprio ritiro in caso di presenza israeliana. Di Majo, Di Pietro e Natale hanno inoltre legato la loro richiesta alle recenti manifestazioni di piazza in solidarietà alla Palestina, affermando che tali eventi “devono interrogare anche la Rai”, chiamata a compiere scelte dal forte valore simbolico.




