Mondiali, l'Iran e il conto alla rovescia per Seattle: 24 ore in più ma il dopo è blindato

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Redazione Sport Redazione Sport   -   LOS ANGELES – Sono le 9 del mattino quando un nutrito gruppo di persone arriva davanti al SoFi Stadium di Los Angeles, il più costoso al mondo da quasi 5 miliardi di euro. Mancano ancora tre ore al calcio d'inizio della seconda partita del gruppo G dei Mondiali tra Belgio e Iran, finita poi a reti inviolate, ma davanti ai cancelli decine di persone sono già arrivate. Non sono qui per tifare ma per protestare.

Le modifiche al cronoprogramma per il Team Melli

Il Dipartimento per la sicurezza nazionale ha deciso di modificare le linee guida per la nazionale dell'Iran in vista della partita che giocherà a Seattle venerdì contro l'Egitto. Lo riporta NBC citando un portavoce del Dipartimento, sottolineando che alla squadra iraniana sarà consentito di recarsi nella città dello Stato di Washington due giorni prima del match. Un cambiamento significativo, se si considera che finora al Team Melli era concessa una finestra di sole 24 ore per entrare sul suolo americano prima di ogni incontro.

L'allentamento delle restrizioni, secondo quanto si apprende, è stato determinato principalmente dalla considerevole durata della trasferta: circa tre ore di volo da Tijuana, in Messico, dove la nazionale si è installata nel suo quartier generale. Un'ora in più di viaggio che ha convinto le autorità a concedere un giorno extra di permanenza, così da garantire ai calciatori un adeguato riposo prima dell'impegno al Lumen Field.

La protesta silenziosa davanti allo stadio e le voci della diaspora

La tensione, tuttavia, non si gioca solo sui campi da calcio. Davanti al SoFi Stadium, le manifestazioni hanno raccontato un'altra partita, quella di una diaspora iraniana che si sente tradita dalla rappresentatività della propria federazione. «La nazionale non ci rappresenta», si legge su uno striscione portato da un gruppo di donne e uomini, molti dei quali arrivati da ore per occupare i cancelli dell'impianto.

Le voci che si alzano dal corteo raccontano di un dissenso che va ben oltre il risultato sportivo, un sentimento che trova alimento nelle restrizioni imposte al Team Melli e nella cronaca dei diritti negati in patria.

Restrizioni e strategia: il nodo del dopo partita

Nonostante l'apertura concessa dal Dipartimento per la sicurezza nazionale, il regime di restrizioni rimane blindato per quanto concerne il post partita. Al termine del match con l'Egitto, gli iraniani dovranno immediatamente ripartire per il Messico, senza possibilità di trattenersi oltre. Una decisione che appare dettata più da ragioni di sicurezza e di protocollo che da esigenze logistiche, visto che il rientro a Tijuana non presenta le stesse criticità temporali del viaggio di andata.

Il doppio binario tra concessioni e divieti disegna così il profilo di una partecipazione iraniana ai Mondiali costantemente sospesa tra la necessità di competere e il peso di una vigilanza che non conosce eccezioni.

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