Olimpia Milano, il buio dopo il fischio: lo Žalgiris spegne la luce al Palalido
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Redazione Sport
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Il grido di “Lietuva!” che ha echeggiato ossessivo nella cappa fumosa del Palalido, salutando la vittoria dello Žalgiris Kaunas per 86-82, ha sigillato una delle serate più amare della stagione di Eurolega per l’Armani Milano. Un risultato che, sebbene maturato nel finale di una partita combattuta, rischia di tramutarsi in una pesante condanna per le ambizioni europee del club, ora relegato in dodicesima posizione e distante quattro lunghezze – che potrebbero diventare sei – dalla zona play-in, con soltanto quattordici giornate utili per recuperare terreno. La squadra di coach Ettore Messina, nonostante l’impegno profuso per gran parte dei quaranta minuti, ha infatti incassato la terza sconfitta consecutiva nel massimo torneo continentale, evidenziando ancora una volta quelle fragilità difensive, specialmente nella gestione del pick and roll avversario, che ne minano la solidità.
L’illusione durata trenta minuti e la fredda replica dell’ex
L’incontro, il cui esito pareva potesse essere diverso dopo un avvio promettente dei padroni di casa, ha seguito un copione già visto: l’Olimpia, dopo essere stata ripresa e superata dagli uomini di Kazys Maksvytis, ha cercato di aggrapparsi alla prestazione offensiva di un ottimo Shavon Shields, autore di 27 punti, illudendosi di poter controllare le sorti del match. A spezzare ogni residua speranza è stata però, con un freddo realismo, la prova di un ex come Maodo Lo, capace di guidare con decisione le azioni decisive dello Žalgiris e di punire, nei momenti topici, le esitazioni milaniste. Quella che il coach Messina ha poi definito una mancanza di “lucidità e precisione” negli ultimi dieci minuti, ha di fatto consegnato due punti preziosissimi alla formazione lituana, lasciando i milanesi con un pugno di mosche e molti, troppi interrogativi.
Il gameplan difensivo che non regge e le scelte tecniche
Nonostante i tentativi di rimedio, come l’inserimento in quintetto base del centro Nick Nebo, il problema cardine è rimasto irrisolto. L’enigma del pick and roll, contro il quale Milano ha concesso ben 1,750 punti per possesso, si è riproposto in tutta la sua evidenza, dimostrando come le variazioni apportate non siano state sufficienti a trovare una chiave di contenimento efficace. Una vulnerabilità sistemica che gli avversari sfruttano ormai con metodica precisione. In questo contesto, spicca la scelta tecnica di limitare a soli sette minuti il tempo di gioco dell’esperto guardia Sterling Brown, una decisione che Messina ha ribadito essere dettata esclusivamente da valutazioni di palcoscenico, senza ulteriori spiegazioni pubbliche, ma che contribuisce a dipingere un quadro di sperimentazione e di ricerca di equilibrio tutt’altro che risolta.
Le parole del coach tra rammarico e autocritica
In sala stampa, il tecnico dell’EA7 ha espresso un sentimento duplice, dichiarandosi “deluso” per non aver chiuso un incontro che era stato controllato per tre quarti, ma al tempo stesso “contento” per lo sforzo e l’atteggiamento mostrato dalla squadra. Ha inoltre rivolto un’insolita autocritica, affermando di aver “chiesto scusa” ai suoi giocatori perché “una piccola parte di questa sconfitta” è sua, attribuendo questa fetta di responsabilità alla sua inesperienza come “coach rookie” e a una gestione dei rapporti con gli arbitri che, a suo dire, gli è costata in termini di rispetto e forse di decisioni influenti. Un’ammissione che, al di là delle dinamiche di gara, getta luce sulle difficoltà di un percorso tecnico accidentato, in cui ogni errore paga un prezzo immediato in classifica.




