Il mistero della scomparsa di Elena Rebeca Burcioiu, la caccia all’uomo che minacciava lei e l’amica sulla statale 16
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Redazione Interno
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Le ricerche di Elena Rebeca Burcioiu, la ventunenne di origine rumena di cui non si hanno più notizie dal pomeriggio di lunedì 2 marzo, proseguono ormai da giorni senza sosta, concentrandosi in particolare in un’area ben definita del foggiano. Le operazioni, coordinate dalla prefettura di Foggia, vedono impiegate forze dell’ordine, protezione civile e unità cinofile, con cani molecolari che stanno scandagliando ogni anfratto della statale 16, nel tratto compreso tra il capoluogo dauno e San Severo, con un’attenzione maniacale per la zona nei pressi di borgo La Rocca. In questo contesto, gli investigatori hanno rinvenuto alcuni oggetti appartenuti alla giovane, ritrovamenti che hanno inevitabilmente indirizzato le ricerche e acuito i timori. Il primo elemento a essere stato recuperato, a poca distanza dal luogo dell’ultimo avvistamento, era stato il suo telefono cellulare; successivamente, come riportato da alcune testate, è stato trovato anche un giaccone di pelliccia bianca, un capo che la ragazza indossava proprio il giorno della sua scomparsa, abbandonato sotto un ponte della statale, una zona peraltro nota per il fenomeno della prostituzione.
Il racconto dell’amica e l’ombra dello sfruttamento
A gettare luce sulle ultime ore di Elena e sul contesto in cui viveva è stata l’amica e connazionale trentottenne con cui condivideva un appartamento a Canosa di Puglia, arrivata in Italia insieme a lei circa tre mesi fa. Dalle sue dichiarazioni, verbalizzate in questura al momento della denuncia, emerge un quadro complesso e preoccupante. Le due ragazze, dopo un iniziale tentativo di trovare un’occupazione come braccianti agricole, si erano da qualche giorno rivolte alla prostituzione lungo la statale 16, nella speranza di guadagnare qualcosa in più. Proprio in quel contesto, nei giorni antecedenti la scomparsa, avrebbero incrociato la strada di un uomo che le avrebbe minacciate. Secondo la testimonianza, si tratterebbe di un individuo dell’Est Europa, con tutta probabilità legato allo sfruttamento della prostituzione nelle campagne foggiane, il quale avrebbe pretesto del denaro dalle due donne in cambio della possibilità di continuare a battere su quella piazza, chiedendo centocinquanta euro a testa ogni tre giorni. L’amica ha anche riferito di un episodio ancor più grave in cui l’uomo, in un primo approccio, avrebbe cercato di trascinare via Elena con la forza dopo averle baciato la mano, un tentativo di imposizione che getta un’ombra sinistra sulle sue intenzioni.
L’ultima telefonata interrotta e il cliente sulla Bmw nera
La mattina del 2 marzo, le due donne si erano recate come di consueto sul posto, posizionandosi sotto il ponte lungo la statale. Qui, verso le undici, si era fermata una Bmw nera con a bordo un uomo, descritto come un giovane di bell’aspetto tra i ventiquattro e i ventisette anni. Dopo aver pattuito venti euro per un rapporto di pochi minuti, Elena si era allontanata con lui in direzione di un casolare abbandonato poco distante, uno dei luoghi utilizzati per appartarsi. Trascorso il tempo senza che la ragazza facesse ritorno, l’amica, preoccupata, ha iniziato a chiamarla. Rispondendo, Elena le ha spiegato di essersi spostata dal punto abituale a causa della presenza di un camion e che l’uomo aveva pagato altri quaranta euro per prolungare il tempo insieme. Durante quella conversazione, l’amica ha potuto parlare brevemente anche con l’uomo. Ma è stato alle 12.37 che la comunicazione si è interrotta in modo brusco e improvviso, mentre le due parlavano e si poteva udire la voce di lui sullo sfondo. Da quel momento, il cellulare di Elena ha smesso di dare segni di vita, squillando a vuoto ai successivi tentativi di contatto, prima di essere ritrovato più tardi dalla polizia a circa due chilometri di distanza, abbandonato sul ciglio della strada.
Un’escalation di minacce e la paura della giovane
Le indagini si stanno ora concentrando non tanto sul giovane cliente alla guida della Bmw, quanto piuttosto su quell’uomo albanese che nei giorni precedenti avrebbe messo in atto una vera e propria strategia di intimidazione nei confronti delle due ragazze. La testimonianza di un’altra prostituta, che avrebbe incontrato Elena poco prima della sua scomparsa, descrive una ragazza visibilmente spaventata e in lacrime, un particolare che acquisisce un significato ancora più inquietante alla luce delle pressioni subite. La stessa amica, nella denuncia, ha voluto sottolineare i propri sospetti nei confronti di quell’uomo che, a suo dire, voleva costringerle a lavorare per lui. Mentre le ricerche si estendono anche in Romania, dove si stanno verificando eventuali contatti che la giovane orfana, senza più familiari stretti, potrebbe aver avuto, gli investigatori della procura di Foggia continuano a setacciare la campagna, ispezionando casolari abbandonati, pozzi e vasconi irrigui, nella speranza di trovare un elemento che possa finalmente dare una svolta a una vicenda che si fa di ora in ora più cupa e avvolta nel mistero.




