Stupro di gruppo a Tor Tre Teste, tre fermati e due ricercati
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Redazione Interno
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L'incubo, per i due giovani, è iniziato con l'irrompere improvviso di quattro o cinque uomini nel buio assoluto di una stradina sterrata, un luogo che fino a quel momento aveva offerto un'apparente tranquillità. Era la notte del 25 ottobre, nell'area verde che si estende tra Tor Tre Teste e il Quarticciolo, a Roma, quando l'aggressione ha avuto inizio. Gli individui, circondando l'autovettura nella quale la coppia si trovava, hanno frantumato il finestrino per poi trascinare fuori con la forza la diciannovenne, mentre il suo compagno, un ventiquattrenne, veniva immobilizzato da altri componenti del gruppo che ne impedivano qualsiasi reazione. La dinamica, ricostruita attraverso il racconto della giovane donna, assume i contorni di un'operazione pianificata, dove la violenza fisica e la minaccia mortale sono state le uniche leggi seguite dagli aggressori.
Le minacce e la violenza
«Adesso vieni con me o ti ammazzo»: sono queste le parole, una promessa di morte urlata nell'orecchio, che la ragazza si è sentita rivolgere mentre veniva strappata dall'abitacolo e condotta con la forza sotto un albero. L'uomo che l'ha aggredita, come ha poi dichiarato al magistrato, non era solo; un complice, infatti, aveva il compito di fare da palo, controllando che nessuno potesse interferire con lo svolgimento della violenza. Parallelamente, il fidanzato era trattenuto da altri due individui, i quali, oltre a renderlo inerme, hanno anche proceduto a derubare entrambi i giovani, in un'escalation criminale che univa la ricerca del bottino alla sopraffazione più brutale. La coppia, seppur traumatizzata dall'accaduto, ha dimostrato una notevole lucidità, fornendo agli investigatori elementi descrittivi determinanti.
Le indagini e i primi arresti
Le dichiarazioni dei due giovani hanno permesso alla Squadra mobile di individuare e bloccare in tempi rapidi tre sospetti, dei quali due sono stati fermati quasi immediatamente nella zona del Quarticciolo e un terzo è stato raggiunto da un mandato di cattura nei giorni scorsi a Verona. Le indagini, che proseguono senza sosta, si concentrano ora sull'identificazione di altri due membri del branco, ancora latitanti, per i quali si ritiene che le vittime possano fornire un ulteriore, decisivo contributo. Le ricerche, stando a quanto si apprende, si stanno orientando anche oltre i confini nazionali, poiché si sospetta che uno degli stupratori, un tunisino indicato come l'autore materiale della violenza sessuale, si sia già allontanato dall'Italia.
Il degrado di un'area e la paura dei residenti
Quello che un tempo era considerato un paradiso per gli appassionati di jogging e sport all'aria aperta, oggi viene descritto da chi vive quei luoghi come un territorio pericoloso e segnato da una profonda marginalità. L'episodio dello stupro di gruppo non è, purtroppo, un caso isolato nell'area, da tempo teatro di spaccio di stupefacenti e di altre attività criminali che ne minano la sicurezza. La paura, dopo l'ultimo gravissimo fatto di cronaca, serpeggia tra i residenti e tra coloro che, per diverse ragioni, si trovano a frequentare il parco; una ragazza, che percorre abitualmente la stessa stradina dell'aggressione, ha confessato ai giornalisti un pensiero angosciante: «Poteva capitare anche a me». Un sentimento di insicurezza che trasforma un'area pubblica in un simbolo di abbandono e di paura.




