Roma-Juventus, la moviola: Bremer rischia grosso con la spinta su Malen, Koopmeiners chiede un rigore. E sulla gestione dei cartelloni piovono critiche

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’attesissimo scontro diretto dell’Olimpico, valido per la ventisettesima giornata di Serie A e terminato con un rocambolesco tre a tre che ha sostanzialmente congelato la classifica in ottica Champions League, ha lasciato sul tappeto verde del rinnovato impianto capitolino un strascico di polemiche arbitrali piuttosto acceso. Il signor Simone Sozza, fischietto milanese della sezione di Seregno su cui Gianluca Rocchi aveva deciso di puntare per la delicata sfida tra Roma e Juventus, si è trovato al centro dell’attenzione per una serie di episodi controversi che hanno diviso la critica e lasciato perplesse entrambe le tifoserie. Se la designazione dell’arbitro, lo ricordiamo, era arrivata in un momento particolarmente delicato per la classe arbitrale italiana, la sua prestazione è stata esaminata con la lente di ingrandimento dalla moviola, che ne ha evidenziato luci e ombre.

Il contatto in area tra Bremer e Malen e il a corpo Koopmeiners-Cristante

L’episodio che probabilmente più di ogni altro ha infiammato il dibattito post-partita è avvenuto al venticinquesimo minuto del primo tempo, quando il difensore brasiliano della Juventus, Bremer, ha spinto con entrambe le mani sulla schiena l’attaccante olandese della Roma, Malen, all’interno dell’area bianconera. L’arbitro Sozza ha lasciato correre, una decisione che, a stretto giro di analisi, è stata valutata come rischiosa ma tecnicamente corretta dai principali moviolisti: il contatto c’è stato, ed era chiaramente punibile con un calcio di rigore, ma Malen è riuscito a rimanere in piedi e a concludere a rete, con il suo tiro che si è stampato sul volto del portiere Perin. Il principio applicato è quello del vantaggio, seppur in un’area di rigore, e dell’idea che il fallo non vada fischiato se l’azione prosegue e chi lo subisce mantiene il possesso; nondimeno, i commentatori tecnici hanno sottolineato come, qualora l’attaccante giallorosso fosse caduto a terra per effetto di quella spinta, il direttore di gara non avrebbe avuto altra scelta che decretare la massima punizione. Pochi minuti dopo, al ventinovesimo, un’altra situazione controversa ha visto protagonisti Koopmeiners e Cristante, con i due centrocampisti che si sono fronteggiati e trattenuti vicendevolmente in area romanista; in questo caso, l’arbitro ha optato per il lasciar proseguire, interpretando il duello come un normale contatto di gioco, una scelta che non ha sollevato particolari obiezioni.

I criteri disciplinari: l’ammonizione a Wesley e le mancate sanzioni a Kelly e Conceicao

Se sugli episodi da area di rigore il dibattito è rimasto principalmente confinato alla soggettività dell’interpretazione, è sulla gestione dei cartellini che la prova di Sozza ha raccolto le critiche più feroci, in particolare da parte del Corriere dello Sport, che non ha esitato a bocciare il direttore di gara con un’insufficienza netta. Il nodo principale riguarda l’evidente difformità di giudizio mostrata in circostanze simili. Al ventiseiesimo, Wesley è stato giustamente ammonito per aver fermato una ripartenza di McKennie con un fallo tattico. Tuttavia, appena nove minuti più tardi, è stato lo stesso Wesley a subire un intervento analogo da parte di Conceicao, con il portoghese che lo ha trattenuto e colpito con un leggero pestone, ma in quell’occasione Sozza ha deciso di non estrarre il cartellino, suscitando il malcontento della panchina di Gasperini. A ciò si aggiunge la mancata ammonizione, nel primo tempo, per il difensore juventino Kelly, reo di un intervento in ritardo su Pellegrini giudicato imprudente da più osservatori. Questa alternanza nel metro di giudizio, con lo stesso tipo di infrazione punita in un caso e graziata nell’altro, ha minato la solidità della direzione arbitrale, gettando ombre su quella che voleva essere una serata di conferma per il giovane arbitro lombardo.

Kalulu e le nuove regole sul Var: l’ombra di Bastoni e la soddisfazione per il cambiamento

Parallelamente ai fatti di campo, la vigilia e la partita stessa sono state caricate di un significato ulteriore dalle recenti decisioni dell’International Football Association Board in merito all’utilizzo del Var. Come noto, poche settimane prima, nel corso del derby d’Italia perso dalla Juventus contro l’Inter, Pierre Kalulu era stato ingiustamente espulso per un secondo cartellino giallo a seguito di una simulazione di Alessandro Bastoni, e in quell’occasione il regolamento non aveva permesso al video-check di intervenire per correggere l’errore. L’Ifab, radunatasi in Galles, ha modificato la norma, stabilendo che d’ora in avanti il Var potrà richiamare l’arbitro al monitor anche per le infrazioni che comportano una seconda ammonizione, e non solo per i rossi diretti. Un cambiamento storico che lo stesso Kalulu, intervistato prima della gara con la Roma, ha commentato con favore, pur con un velo di amarezza per essere stato l’involontario protagonista di questa svolta normativa. “Tutte le regole che possono aiutare a migliorare il calcio sono le benvenute”, ha dichiarato il difensore francese, aggiungendo di non aver mai ricevuto parole da Bastoni dopo l’episodio di San Siro e di essere contento che, per il futuro, ingiustizie simili possano essere evitate. Se questa modifica fosse già stata in vigore domenica all’Olimpico, è difficile dirlo, ma certo è che l’attenzione sui 22 in campo e sul signor Sozza è rimasta alta fino al novantatreesimo, quando Gatti ha firmato il definitivo pareggio su assist di McKennie, chiudendo una partita intensa e ricca di spunti per i posteri.

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