Venezia-Palermo 2-0, il ko al Penzo non scalfisce il quarto posto: ora i playoff
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Cala il sipario sulla regular season al “Pier Luigi Penzo”, e per il Palermo arriva una sconfitta che, a conti fatti, sa più di allenamento in vista della post-season che di una vera e propria battuta d’arresto. I rosanero, infatti, escono dal campo lagunare con un due a zero incassato contro un Venezia straripante nella ripresa, ma il risultato – proprio in virtù del quarto posto blindato a quota settantadue punti – non intacca il piazzamento che vale l’accesso diretto alle semifinali playoff. Una serata, quella veneziana, che ha visto gli uomini di Filippo Inzaghi reggere l’urto per quarantacinque minuti; poi, come spesso accade quando si ha la testa già proiettata agli appuntamenti che contano, la concentrazione è venuta meno sotto i colpi di una squadra che, va ricordato, ha legittimato il primato e la promozione in Serie A con una prova di forza.
L’illusione del primo tempo e la doccia gelata di Doumbia
Se si analizza la prima frazione di gioco, non si può non riconoscere il merito a un Palermo che, nonostante le numerose rotazioni (Inzaghi ha cambiato nove uomini rispetto all’undici titolare), ha tenuto testa ai padroni di casa con personalità. La squadra di Stroppa, infatti, ha faticato a trovare varchi in avvio, trovandosi davanti un muro ben organizzato. Anzi, sono stati proprio i rosanero a sfiorare il vantaggio: prima con una conclusione di Le Douaron che ha accarezzato il palo, poi con una traiettoria a giro disegnata da Palumbo che ha obbligato Stankovic alla parata sulla traversa. Due legni che, se fossero stati sfruttati, avrebbero cambiato l’inerzia di un match che, invece, è precipitato nel secondo tempo. È bastato un minuto dalla ripresa, infatti, per assistere alla doccia gelata: Issa Doumbia, imbeccato da una ripartenza fulminea, ha battuto Joronen portando i lagunari in vantaggio, un episodio che Vasic – intervistato a fine gara – ha definito come lo spartiacque psicologico che ha dato fiducia a un avversario già di per sé forte.
La “sagra dei pali” e una difesa che vacilla sotto la pressione
Una volta passati in vantaggio, il Venezia ha scatenato l’inferno, trovando inoltre una complicità sfortunata da parte della difesa rosanero. Quella che è iniziata come una ripresa d’assalto si è trasformata in un vero e proprio assedio: la traversa ha negato la gioia del gol a Lauberbach, Doumbia ha colpito il palo in un’altra occasione, e anche Kike Pérez si è dovuto inchinare al legno. Quattro legni colpiti in totale nel secondo tempo, un dato che fotografa lo strapotere fisico e tecnico degli arancioneroverdi, i quali – davanti alla neopresidente Francesca Bodie, immortalata in diversi selfie con la tifoseria – hanno offerto una prestazione da manuale per concretezza. Il Palermo, dal canto suo, ha provato a reagire tra il settantaquattresimo e il settantanovesimo minuto con le incursioni di Bereszynski, Segre e Casas, ma la manovra è apparsa sempre poco lucida sotto porta. La difesa, pur schierata con personalità nel primo tempo, è letteralmente affondata sotto i colpi delle folate offensive; basti pensare che Bereszynski, oltre a soffrire il duello con Haps, ha rimediato un’ammonizione pesante che lo costringerà a saltare la gara d’andata della semifinale, un’assenza non da poco in vista degli spareggi.
Compagnon chiude la contesa e i fantasmi di una vena realistica spuntata
Mentre il cronometro scorreva verso il novantesimo, sembrava che il risultato potesse restare in bilico nonostante la supremazia altrui, ma nel finale è salito in cattedra Compagnon. Dopo aver già timbrato l’ennesimo legno all’ottantaquattresimo, l’attaccante non ha fallito il secondo tentativo, siglando il raddoppio in pieno recupero su assist di Busio e fissando il risultato sul due a zero. Un gol che certifica la superiorità dei padroni di casa e che mette in luce, al contempo, il limite principale di questo Palermo: la mancanza di cinismo sottorete. Come sottolineato dallo stesso tecnico Inzaghi a fine partita, “Se non fai gol, poi dopo nel secondo tempo il Venezia è venuto fuori e ha meritato di vincere”. Una frase, questa, che racchiude l’amaro in bocca di una squadra che nel primo tempo ha avuto le stesse occasioni degli avversari, ma che è rientrata negli spogliatoi senza aver saputo capitalizzare nulla.
Testa ai playoff, il “mini campionato” ricomincia da domenica
Con il quarto posto in tasca – un traguardo che sembrava messo al sicuro già da settimane – l’unica nota stonata, al di là della prestazione altalenante, resta l’ammonizione rimediata da Bereszynski che lo priverà della prima gara della semifinale. L’avversario, infatti, uscirà dal turno preliminare che oppone Catanzaro e Avellino, una sfida che si terrà il 12 maggio. Per il Palermo, come ha dichiarato Aljosa Vasic, inizia ora un “nuovo campionato” fatto di gare secche dove l’occasione di regalare una gioia alla città passa esclusivamente dall’essere più cattivi sotto porta. Inzaghi, che nella circostanza ha voluto elogiare le risposte ricevute da chi ha avuto meno minutaggio, come Blin e lo stesso Vasic, sa bene che questo ko a Venezia deve servire da lezione: se nella regular season si può sopravvivere a qualche distrazione, nella post-season gli errori sottorete si pagano a caro prezzo. Ora l’attenzione si sposta sulla rifinitura della settimana, con la consapevolezza che, dopo il trionfo dei lagunari coronato da festa in piazza San Marco, il Palermo ha il dovere di tentare l’assalto alla Serie A forte di un’organizzazione che, nonostante il due a zero incassato, ha dimostrato di poter competere a viso aperto con la migliore squadra del campionato.




