Verbali Bce, il «dilemma» dello stop ai tassi e il rischio di una stretta a giugno

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ECONOMIA

Redazione Economia Redazione Economia   -   L’attenzione dei mercati finanziari – che continuano a guardare con ossessione al momentum tecnologico internazionale e agli sviluppi in Medio Oriente – potrebbe oggi riavvolgere il nastro sul Vecchio Continente, complici le minute della Banca Centrale Europea appena pubblicate. laverita

Un’istantanea che rivela un istituto di Francoforte assediato dal dilemma della stagflazione: da un lato l’imperativo di domare un’inflazione risvegliata dal conflitto a Hormuz, dall’altro la fragilità di un’economia reale che, dopo due anni di sottoperformance rispetto a Wall Street, aveva appena iniziato a mostrare segni di appeal. laverita

Nei verbali della riunione del 29 e 30 aprile, infatti, si legge che il board ha scelto all’unanimità di non abbassare il costo del denaro, rimandando le decisioni corpose proprio all’appuntamento di giugno, affiancando però la pausa «a una comunicazione che sottolinei la prontezza ad agire come necessario». laverita

Il «close call» di aprile e la guerra interna alla Bce

A leggere il documento, trapela un clima rovente già nella riunione primaverile. La decisione di tenere fermi i tassi – si legge – è stata presa «per un soffio», tanto che diversi membri del Consiglio direttivo hanno ammesso che, se l’opzione fosse stata formalmente sul tavolo, «non si sarebbero opposti a un aumento» immediato. laverita

Per questi falchi, alzare subito i tassi avrebbe «inviato un segnale ancora più forte di determinazione» a riportare l’inflazione all’obiettivo, soprattutto di fronte a uno shock energetico la cui persistenza rischia di propagarsi al resto dell’economia. laverita

Una preoccupazione, quella per gli effetti di secondo livello, che ha costretto l’istituto a navigare a vista: «mantenere la stabilità dei prezzi potrebbe richiedere una politica monetaria più restrittiva» per evitare che le aspettative si disancorino, ammettono i testi, «anche se ciò dovesse esacerbare l’impatto negativo dello shock sulla crescita». laverita

Inflazione in risalita e il nodo della crescita

I numeri, d’altronde, danno ragione ai timori. Ad aprile l’inflazione dell’Eurozona è balzata al 3,0%, un dato destinato a peggiorare a maggio se si considerano i rincari registrati nelle maggiori economie del blocco.

La situazione è la peggiore immaginabile per una banca centrale: un classico shock negativo dell’offerta che sta risucchiando l’area nella spirale della stagflazione.

Se la Fed – storicamente più attenta al mercato del lavoro – può permettersi di monitorare l’aumento dei prezzi cercando di salvare la crescita, per la Bce il quadro è più complesso. laverita

I tassi europei sono attualmente al 2% (poco più della metà di quelli americani), e la leva monetaria appare meno incisiva; eppure, i mercati monetari stanno già prezzando un inasprimento: i futures Euribor a tre mesi per la fine del 2026 oscillano in un range tra il 2,5% e il 2,65%, scommettendo su una stretta entro l’estate. laverita

L’appuntamento di giugno tra dati e nuove proiezioni

La prossima riunione dell’11 giugno, ormai imminente, rappresenta quindi il crocevia obbligato. I verbali sottolineano che entro quella data saranno disponibili ulteriori informazioni sull’impatto dello shock, comprese nuove proiezioni macroeconomiche e i primi riscontri su come i salari stiano reagendo all’aumento del costo della vita.

Nonostante la volontà di non apparire «compiacenti», Francoforte cammina sul filo del rasoio: una stretta troppo energica rischierebbe di uccidere la ripresa, già frenata dall’azzeramento del transito petrolifero nel Mar Rosso. laverita

Dall’altra parte dell’oceano, intanto, il presidente Trump (insediato ormai da più di un anno) osserva, mentre i dati PCE americani confermano una fiammata dei prezzi che rende la scelta del «male minore» una scommessa ad altissimo rischio per entrambe le sponde dell’Atlantico. laverita

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